Politico Quotidiano

La sinistra come all’asilo: il blitz contro CasaPound

Pd, M5s e Avs occupano la sala stampa della Camera: quando mancano le idee, resta la censura

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Ancora una volta la sinistra ha scelto la sceneggiata. Ancora una volta ha deciso che, non avendo nulla da dire, tanto vale occupare uno spazio, sventolare la Costituzione come una clava morale e gridare al fascismo. Con l’immancabile “Bella ciao”. È successo oggi alla Camera, nella sala stampa di Montecitorio, trasformata in un piccolo teatro dell’assurdo da Pd, Cinque Stelle e Avs. Il pretesto è una conferenza stampa sulla “remigrazione”, regolarmente prenotata dal deputato leghista Domenico Furgiuele e con Casapound. Il copione è quello di sempre: impedire che qualcuno parli, decidere chi è legittimato a esprimere idee e chi no, occupare fisicamente un luogo istituzionale per sostituire il confronto con il veto.

Già ieri le opposizioni avevano fatto sapere che avrebbero “ostacolato” l’iniziativa per “impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo”. Oggi sono passate ai fatti: occupazione della sala stampa, Costituzione sventolata come reliquia e conferenze annullate per tutti. Pluralismo versione Ztl. In prima fila il solito parterre: dal Pd con Gianni Cuperlo, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Matteo Orfini e il senatore Filippo Sensi; dai Cinque Stelle con Riccardo Ricciardi e Francesco Silvestri; da Avs con Bonelli, Fratoianni e Zaratti. Tutti rigorosamente con la Carta in mano, come se fosse un lasciapassare morale che autorizza a impedire agli altri di parlare.

Furgiuele prova a ricordare l’ovvio: “Fatemi fare la conferenza stampa”. E ancora: “Il documento che avete in mano prevede anche la presentazione di proposte di legge popolari, questo vogliamo fare”. Ma nulla. Il dialogo è impossibile. Arturo Scotto risponde con la liturgia antifascista: “Si definiscono fascisti loro – la controreplica del dem Arturo Scotto – leggo: ‘è vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista’”. Poi si passa allo scontro sociologico. “Sono cittadini che sono venuti qui a spese loro, voi siete della Ztl”, dice Furgiuele. Replica Filippo Sensi: “Io sto sul Raccordo anulare, mentre quelli di CasaPound stanno a spese nostre da una vita qui a Roma”. Il livello è questo. Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s, mette il carico ideologico: “Nella settimana del Giorno della Memoria arrivano gli skinhead: non sono opinioni, sono crimini”. Fine del dibattito. Quando non si hanno argomenti, si chiude tutto con l’anatema.

A spiegare quanto questa operazione sia soprattutto una messa in scena arriva, da Bruxelles, Roberto Vannacci. “Sono un europarlamentare e sono a Bruxelles a lavorare. In ogni caso quella promossa dall’onorevole Furgiuele è una attività degna di plauso: aprire le porte della nostra casa della democrazia a chi democraticamente ha delle proposte legislative da fare”. E aggiunge: “Non sono manifestanti che spaccano, appiccano il fuoco, distruggono e devastano né occupatori abusivi di spazi privati né forsennati che bloccano la circolazione o i pubblici servizi. Sono solo cittadini che si vogliono fare civilmente sentire da chi li rappresenta. Ma la sinistra ha il vizio di voler decidere chi possa e chi non possa parlare. Ringraziando anche Trump, quei tempi sono finiti”.

Risultato della protesta? Un capolavoro: annullate tutte le conferenze stampa della giornata. Giornalisti fatti uscire, sala chiusa, Parlamento bloccato. Ma guai a chiamarla censura. Fuori da Montecitorio, intanto, gli esponenti del comitato Remigrazione e riconquista precisano: “Noi non abbiamo rapporti con Vannacci e con nessuno del governo”. E spiegano la loro posizione: “Noi – sottolineano – vogliamo rimpatriare anche l’immigrazione regolare con incentivi volontari, perché è in atto una sostituzione dei popoli europei”.

Furgiuele prova comunque a esercitare un diritto previsto dal regolamento, accreditando alcuni ospiti per l’ingresso alla Camera. Anche qui scatta il presidio politico, con Bonelli e Fratoianni che si spostano perfino nel garage. Manca solo il picchetto con la fascia rossa. La Lega, infine, mette nero su bianco ciò che è evidente a tutti: “La libertà di parola e di pensiero è garantita dalle leggi e non può essere in alcun modo limitata da una sinistra violenta e arrogante che occupa perfino le sedi istituzionali come un Askatasuna qualunque… I tentativi di bavaglio della sinistra non ci fermeranno”.

Ecco il punto. Non è una battaglia contro il fascismo. È una recita. È l’ennesima dimostrazione di una sinistra che non ha idee, non ha proposte e non ha nemmeno più voglia di confrontarsi. Sa solo occupare, vietare, impedire. E chiamarla democrazia.

Franco Lodige, 30 gennaio 2026

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