Politico Quotidiano

La sinistra grida alla stangata TFR, ma fa una figuraccia. Meloni li gela subito

L'opposizione attacca il governo parlando di una tassa occulta sul trattamento di fine rapporto. La replica di Meloni: "È solo propaganda, nel testo c'è scritto tutt'altro".

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La polemica sulla tassazione del TFR esplode politicamente, ma questa volta Giorgia Meloni interviene duramente per smentire le accuse arrivate dal Partito Democratico. Al centro dello scontro c’è il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi e, in particolare, la riscrittura delle norme sul trattamento di fine rapporto.

Nelle scorse ore esponenti del Pd, tra cui Brando Benifei e Alessia Morani, sui social hanno accusato il governo di aver cancellato dal 2027 la tutela fiscale prevista per il TFR, parlando di “una stangata silenziosa che colpisce a tradimento chi ha alle spalle una lunga carriera o un reddito medio”. Peccato che la smentita sia arrivata direttamente dal Presidente del Consiglio con una risposta molto netta, contestando alla radice la ricostruzione fatta dagli esponenti dem.

Il punto sollevato da Meloni riguarda proprio la strumentalizzazione politica del provvedimento. L’articolo 376 del decreto legislativo 117/2026 abroga la precedente disposizione sulla clausola di salvaguardia, ma l’esecutivo sottolinea che si tratta di un’operazione di riordino complessivo della materia e non di un blitz punitivo o di una tassa occulta.

Una ricostruzione definita secca e totale falsità dalla premier, che affida la sua replica ai social network: “Leggo alcuni post di esponenti di primo piano del Partito Democratico e non so sinceramente cosa sia più grave: se, quando li hanno scritti, fossero consapevoli di raccontare una cosa falsa oppure se non lo fossero. Ci raccontano che dal 2027 il Governo avrebbe fatto sparire la clausola di salvaguardia sul Tfr, con una ‘stangata silenziosa’ ai danni dei lavoratori. E per dimostrarlo citano trionfalmente l’abrogazione prevista dall’articolo 376 del D.Lgs. 117/2026. C’è solo un piccolo problema. Quello che stanno citando è un Testo unico”.

Secondo quanto spiegato da Meloni, i parlamentari dem avrebbero preso di mira la norma di abrogazione formale della vecchia disciplina estrapolandola dal contesto, omettendo di considerare l’architettura complessiva del provvedimento di riordino: “È nello stesso identico decreto – aggiunge -, prima di arrivare all’articolo 376, sarebbe bastato fermarsi all’articolo 21. Al comma 11 la clausola di salvaguardia sul Tfr è lì, nero su bianco. E, nel caso non fosse abbastanza chiaro, lo stesso articolo la richiama espressamente. Quindi cosa succede davvero? Una cosa molto semplice. Il Testo unico riordina la disciplina, riscrive le regole e abroga la vecchia disposizione che sostituisce”.

La presidente del Consiglio conclude con un affondo polemico: “Loro, invece – dice ancora Meloni – prendono l’abrogazione della vecchia norma e la presentano come l’abolizione della tutela. È campagna elettorale? Non sanno come funziona un Testo unico? Temo sia molto meglio: che non abbiano nemmeno letto il provvedimento che stanno commentando. Perché sarebbe stato difficile arrivare all’articolo 376 senza accorgersi che l’articolo 21 smentisce tutta la storia”.

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