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L’Anpi ha deciso: è democratico solo un Capo dello Stato di sinistra

Il delirio dell'Associazione partigiani che urla al "pericolo democratico" dopo l'appello di Meloni a rompere il tabù

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Che l’Anpi non voglia Giorgia Meloni (o chi per lei) al Quirinale è scontato. Che lo ritenga un pericolo democratico, invece, è una storiella a cui possono credere solo Saviano e Topo Gigio. Eppure oggi l’associazione dei partigiani ha rilasciato un comunicato per sbarrare la strada alla premier che sogna di sostituire Sergio Mattarella con qualcuno che non sia nato politicamente nel Pci o nella democrazia cristiana di sinistra.

“L’articolo 87 della Costituzione recita: ‘Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale’. Infatti la sua elezione, regolata dall’articolo 83 della Costituzione, avviene con un meccanismo che sollecita la più ampia convergenza possibile dei votanti – scrive l’Anpi nella nota – La persona del Presidente ha ovviamente una specifica storia politica, e tanti sono stati i Presidenti con una storia politica di centro o di destra. Ma nel momento in cui viene eletto, il Presidente si deve spogliare di ogni visione di parte. Non si vota per un Presidente di destra, di centro o di sinistra; si vota per un Presidente che rappresenti l’unità nazionale, cioè in cui si possa riconoscere la stragrande maggioranza del popolo italiano. Affermare, come ha fatto la presidente del consiglio, che ‘è giunto il momento di un Presidente della Repubblica non di centrosinistra’, vuol dire affermare che si vuole un Presidente di parte, che non unisce ma divide. Così si tradisce la lettera della Costituzione e si rivela una cultura politica faziosa e totalitaria. Dopo il tentativo fallito di sovvertire l’equilibrio dei poteri con la legge costituzionale contro la magistratura, ora questo governo ci prova con una riforma della legge elettorale che consentirebbe a una maggioranza del Parlamento che corrisponde a una minoranza di votanti l’elezione del Presidente della Repubblica. È una deriva antidemocratica che va contrastata e sconfitta”.

Maccerto. Riassumiamo: se la sinistra si elegge il presidente della Repubblica, vedi Mattarella o Napolitano, tutto bene. Siamo nell’alveo democratico e tutto fila liscio. Se invece il centrodestra aspira a portare al Colle un uomo (o una donna) che abbia un passato politico conservatore o liberale, scatta subito l’allarme democratico. Scusate, signori dell’Anpi: ci spiegate quale sarebbe il senso?

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