Politico Quotidiano

Le strategie sovversive dell’antidemocrazia

Il fenomeno della delegittimazione del Governo è in costante ascesa, attacchi, spesso ingiustificati e diffusione di fake news minano la stabilità del Paese

governo fake news Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Che l’attuale Esecutivo sia stato preso di mira non è una novità; da quando si è insediato, infatti, sono in atto strategie congiunte, provenienti da svariati settori sociali (ed anche istituzionali, ANM e CGIL ad esempio), mirate alla chiara delegittimazione di ogni atto, decreto emanato o qualsiasi azione compiuta nell’interesse del Paese.

Si tratta di un vero e proprio fuoco incrociato all’indirizzo della Premier, in primo luogo, in quanto (secondo i “sovversivi”) “rea di ledere i diritti civili e spingere la Nazione verso una deriva autoritaria”; con l’avvicinarsi delle date in cui la popolazione sarà chiamata al voto, referendario prima e politico in poco più di un anno, gli oppositori, a corto di argomenti, stanno agendo ai limiti della legalità in ambito di comunicazione.

Le dinamiche cui stiamo assistendo configurano e conducono ad un piano ben preciso (trattato anche in precedenti articoli) che è quello di un “golpe silenzioso” attraverso il plagio delle menti della popolazione meno informata o che, semplicemente, non approfondisce né verifica la fondatezza di quanto forze di opposizione, parte della magistratura, organizzazioni sindacali ed una cospicua fetta di media e social, lasciano passare come “azioni del Governo contro l’interesse della Nazione”.

Il fenomeno è molto più grave di quanto si possa immaginare; innanzitutto perché denota un’assoluta idiosincrasia verso la democrazia reale (sancita dalle urne, ergo volontà popolare) da parte di queste sedicenti forze di opposizione democratica. In seconda battuta è la continua e costante violazione dell’art.656 del codice penale, ovvero: “Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [265, 269, 501, 658], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309”.

La strategia del brainwashing

La premeditazione di coloro che mettono in atto tale strategia non è frutto di una legittima volontà di riprendere il potere al fine di indirizzare il Paese secondo i loro punti di vista adottando soluzioni differenti bensì, e ciò è ai limiti del penale, ha il chiaro intento (che è ciò che costituisce reato secondo l’art.656 del Codice penale) di “turbare l’ordine pubblico”. In parole povere… destabilizzare il paese attraverso tumulti e rivolte sociali, generare odio e rabbia facendo leva sulle classi più deboli economicamente.

Come si attua, concretamente, tale strategia sovversiva?

In primo luogo, deve avere le caratteristiche di una parvenza di legalità e provenire da fonti riconosciute come autorevoli per rafforzare i messaggi che vengono diffusi alle masse attraverso media e social, spesso da direzioni di partiti, esponenti parlamentari delle opposizioni e, come evidenziato in precedenza, organi istituzionali quali magistratura (parte di essa) e sindacati.

Il piano prevede il lento “spicconamento” delle basi che costituiscono l’ossatura su cui poggia il programma dell’attuale Governo e la delegittimazione (spesso diffamazione pubblica) dei suoi esponenti; man mano che si avvicinano scadenze elettorali, e non si ottengono risultati, si intensificano le “cariche di odio subliminale” all’interno dei contenuti diffusi elevando lo scontro ai limiti della legalità, ovvero far cadere il Governo a tutti i costi, anche con metodi illegali perché lo stesso Esecutivo è considerato illegale.

La pratica prevede che ogni post pubblicato sui social, o titolo di articolo di testate “conniventi”, abbia testi ben precisi e termini di istigazione all’odio mirati a generare rabbia, malcontento ed inculcare nelle menti che le difficoltà di ognuno di noi sono dovute alle azioni dell’attuale Governo quando sappiamo tutti che non è così.

Esempi pratici

L’80% delle persone si limita ai titoli degli articoli o alle didascalie che accompagnano le immagini dei post senza verificare la realtà dei fatti, questa è la ragione per cui si studiano i testi a fini “sovversivi”. Alcuni esempi… una nota testata online titolava, in merito alla situazione dei trasporti pubblici, “Con Salvini ministro dei trasporti i treni hanno accumulato più di due anni di ritardo”, sarebbe come dire, in parole povere, che il Ministro Salvini sarebbe un incapace e colpevole dei ritardi. La realtà, invece, che questa testata omette, è che dal 2023 ad oggi vi sono stati poco meno di 2.000 scioperi (Il Sole 24 Ore) di cui l’80% nel settore dei trasporti e che hanno causato tali ritardi; il Ministro, pertanto, non è né incapace né colpevole di tutto ciò ma alla mercè della CGIL che, in nome della suddetta strategia congiunta, organizza mobilitazioni sovversive.

Un secondo esempio è quello riferito al decreto sicurezza, “Più reati per punire chi manifesta, migranti, e minorenni: ecco il nuovo ddl Sicurezza del Governo Meloni”. La realtà è che il ddl prevede pene severe per chiunque commetta reati, e non per chi manifesta pacificamente nel rispetto delle leggi; come si può notare, nel titolo si è posto l’accento su manifestanti, migranti e minorenni (come se il Governo volesse punire solo loro a prescindere) per rafforzare il falso (e subdolo) messaggio di “razzismo e fascismo” di cui l’Esecutivo è tacciato. Oltretutto all’interno del titolo è stato evidenziato “Governo Meloni”… non era sufficiente solo “Governo”? Ovviamente no, perché l’intento è anche quello di intensificare l’odio nei confronti della Premier.

Infine, abbiamo le stazioni ferroviarie riempite di “chiamata alle armi del NO” al referendum da parte dell’ANM che, con parole ambigue e scandalose, alimenta la strategia dell’odio basato su menzogne, per non parlare delle “scarcerazioni dei delinquenti” per poi dire che non c’è sicurezza.

Idem accade per le accuse di “servilismo” dell’Italia nei confronti degli USA, per le posizioni diplomatiche assunte all’interno delle questioni Groenlandia, Palestina, Venezuela e così di seguito, diffamazioni senza alcuna base o fondamento, falsità.

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Purtroppo, i social sono diventati territorio di nessuno, spazio in cui ci si consente di tutto nell’impunità totale e di ciò approfittano non solo le forze di cui sopra per delegittimare il Governo ma anche truffatori di ogni genere e organizzazioni fraudolente.

L’aspetto più grave è che molti post sono addirittura sponsorizzati, ovvero qualcuno paga per pubblicizzare vere e proprie truffe o diffusione di falsità (anche con utilizzo di IA per clonare personaggi politici e loro voce); ciò potrebbe configurare per le società dei social il reato di “favoreggiamento a fronte di beneficio economico” ma nessuno ne parla e nulla si muove al fine di regolamentare questa terra di nessuno virtuale.

Ecco perché è urgente che, al pari di TV e testate online, anche i social siano chiamati a rispettare norme e farle rispettare ai propri utenti non consentendo post-truffa sponsorizzati; ergo, non prendere soldi da queste organizzazioni o singoli (a cui si può risalire facilmente attraverso il tracciamento dei pagamenti digitali), non consentire la pubblicazione di fake news o, almeno, chiudere definitivamente gli account a chi opera in maniera fraudolenta, inclusi i “diffusori di odio”.

Sarebbe sufficiente una legge che obblighi le società dei social ad imporre, a chiunque volesse tenere aperto un profilo, personale aziendale, politico e così via, di fornire documento d’identità, codice fiscale, cellulare e-mail… in tal caso si eviterebbero i profili falsi e, molto probabilmente, i fenomeni fraudolenti (sovversivi, offensivi e diffamatori) diminuirebbero del 90%. Non si tratta di voler controllare i social, e tantomeno di “fascismo” ma soltanto evitare anarchia e reati in una terra di nessuno nella totale impunità.

Antonino Papa, 28 gennaio 2026

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