C’è un limite alla farsa, un confine in cui anche i migliori maestri del sospetto finiscono per inciampare nella loro stessa ragnatela. Sto parlando del caso surreale che vede coinvolto Sigfrido Ranucci, discusso conduttore di Report e Valter Lavitola, noto faccendiere pluri pregiudicato accusato di essere il mandante dell’attentato (una bomba al cancello di casa) contro Ranucci stesso. Il conduttore si è detto “sconcertato”, definendo Lavitola addirittura “un amico vero”. E qui casca il palco.
Pensateci un attimo: per anni, la trasmissione guidata da Ranucci ha costruito la sua fortuna mediatica facendo a pezzi la reputazione di chiunque sulla base di intercettazioni, sospetti o frequentazioni inopportune. Il teorema di Report è sempre stato: se frequenti l’ambiente sbagliato, se ti siedi al tavolo con la persona chiacchierata, sei automaticamente compromesso. Ora, invece, scopriamo che il moralizzatore della tv di Stato cena amabilmente con Lavitola, un personaggio di primissimo piano delle cronache giudiziarie degli ultimi decenni. Le cene si consumano, le frequentazioni sono amichevoli, l’indagato per reati gravissimi è una brava persona che non avrebbe mai fatto del male. Questa vicenda dimostra per l’ennesima volta l’ipocrisia di un certo modo di fare informazione: implacabile e forcaiolo con gli avversari, incredibilmente tollerante, comprensivo e garantista con gli amici di sempre. Ma per la Rai va bene così, trasparenza, credibilità e autorevolezza muoiono sull’altare di Ranucci, finto simbolo di libertà, la libertà di fare gli affari suoi.
Alessandro Sallusti, 8 luglio 2026
Leggi anche:
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


