Politico Quotidiano

L’Ue cala la mannaia su Vannacci: autorizzata l’indagine contro il suo partito Ue

Via libera dell'Eurocamera alle indagini contro Esn. I Conservatori e i Patrioti hanno votato contro. Esulta il Pd

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Il Parlamento Europeo mette nel mirino Roberto Vannacci e il suo partito a Strasburgo. L’Aula ha infatti ufficialmente richiesto all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche Ue di verificare se il partito Europa delle Nazioni Sovrane, quello in cui milita il generale di Futuro Nazionale insieme all’Afd, rispetta i valori dell’Unione in particolare in riferimento alle condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee.

Era stata la stessa autorità a sollevare di fronte alle istituzioni Ue dei fatti che avrebbero potuto far nascere dubbi sul rispetto da parte di Esn dei valori dell’Unione. Secondo le regole, Commissione, Consiglio e Parlamento Ue avevano 2 mesi per decidere se presentare una formale richiesta di verifica, ed è quello che è successo oggi. Non si tratta quindi tecnicamente di una presa di posizione nel merito della questione, ma il segnale politico resta enorme: un voto contrario avrebbe infatti stoppato sul nascere ogni “indagine” contro il partito di Vannacci e Afd. Adesso invece l’Autorità procederà a verificare se Esn “rispetti i valori fondamentali dell’Ue, quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo, conformemente alla procedura prevista dall’articolo 13 del regolamento”. Se dovesse arrivare la decisione di cancellare il partito dal registro, comunque, Parlamento e Commissione potranno sollevare obiezioni senza le quali Esn perderebbe i finanziamenti pubblici.

Va detto che il partito politico Esn è giuridicamente e funzionalmente distinto dal gruppo politico, che pure ha lo stesso nome. In ogni caso è la prima volta che queste procedura viene aperta: “Il regolamento riveduto sui partiti politici europei e le fondazioni politiche europee, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025, ha rafforzato le norme in materia di trasparenza, interferenze straniere e tutela dei valori europei”.  Il via libera è arrivato a maggioranza grazie allo scrutinio segreto: ben 414 eurodeputati hanno sostenuto la richiesta e solo 224 si sono opposti; 18 gli onorevoli che si sono astenuti. Secondo fonti citate dalle agenzie, i gruppi dei Patrioti, dei Conservatori, oltre a quello dell’Europa delle Nazioni Sovrane, hanno votato contro. Ma non è bastato.

Esulta Alessandro Zan, del Pd: “Oggi il Parlamento europeo ha chiesto di verificare se Esn, il partito dell’estrema destra europea di cui fanno parte anche Futuro Nazionale e Afd, rispetti i valori fondamentali dell’Unione per valutare un’eventuale sospensione dei fondi. È una scelta di coerenza dopo la relazione dell’Autorità per i partiti politici e le fondazioni politiche europei che ha evidenziato diverse criticità: i soldi europei non possono finire nelle casse di organizzazioni neofasciste che attaccano l’uguaglianza e i diritti umani. Non è censura, è rispetto delle regole. Ora sarà la stessa autorità indipendente a valutare il caso. Ma il principio é chiaro: nessun euro pubblico a chi calpesta i valori fondamentali su cui l’Unione è nata”.

Durissima invece la replica di Esn. “I disaccordi politici appartengono alle urne, non alle procedure amministrative”, scrive in un comunicato il partito messo nel mirino. “I valori dell’Ue includono democrazia, pluralismo politico e libertà di espressione. I rappresentanti eletti devono restare liberi di parlare apertamente delle preoccupazioni delle persone che rappresentano, senza la minaccia di procedure amministrative o sanzioni finanziarie semplicemente perché le loro opinioni sfidano il consenso politico”. Gli eurodeputati di Esn fanno sapere che, se il voto avesse riguardato un partito dell’estrema sinistra, la loro posizione “sarebbe stata esattamente la stessa” perché “i principi democratici non cambiano in base a chi è sotto esame”. E ancora: “Il Parlamento europeo si descrive con orgoglio come la casa della ‘Democrazia in azione’. Democrazia in azione significa confrontare le idee attraverso il dibattito libero e le elezioni, non permettere alle autorità pubbliche di decidere quali opinioni politiche siano accettabili”. I disaccordi politici, dicono, “appartengono alle urne, non alle procedure amministrative. Oggi questo voto riguarda un partito politico. Domani potrebbe riguardarne un altro. Ecco perché la nostra posizione non riguarda un solo partito. Riguarda la difesa dei principi democratici, chiunque sia coinvolto”.

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