Politico Quotidiano

Legge elettorale, la Camera approva. Ora palla al Senato: cosa cambia

217 voti favorevoli per il nuovo sistema elettorale

Giorgia Meloni Vannacci
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Il 16 luglio 2026, l’Aula della Camera ha approvato la riforma della nuova legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto si è svolto a scrutinio segreto. Conclusa questa tappa, il testo ora passa al Senato per l’esame successivo. La nuova legge, conosciuta come “Stabilicum,” introduce un sistema proporzionale misto con un premio di maggioranza per la coalizione o lista che supera il 42% dei consensi. Tale premio corrisponde a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo fissato rispettivamente a 220 deputati e 113 senatori. In caso di mancato raggiungimento della soglia, i seggi saranno distribuiti proporzionalmente.

Esultanza nel centrodestra, proteste dalle opposizioni

Subito dopo il voto, il centrodestra ha celebrato il successo con applausi e strette di mano tra i membri della maggioranza presenti in Aula. Tuttavia, le opposizioni hanno reagito con cartelli di protesta contro la riforma. Frasi come “legge elettorale = legge truffa” e “Meloni ha fallito” sono state esposte in Aula dai deputati di PD, M5S e altre forze contrarie. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è intervenuto più volte per riportare l’ordine e far rimuovere i cartelli esposti.

L’intervento dei leader delle opposizioni

Durante le dichiarazioni di voto, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato duramente la premier Giorgia Meloni, affermando: “Meloni ha tradito la fiducia degli italiani. Questa riforma è irricevibile e presenta problemi di costituzionalità.” Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha definito la legge “un colpo di stato elettorale” e ha accusato il governo di voler rendere inamovibile il potere del premier. Anche Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha criticato il provvedimento, dichiarando che “questa riforma rimuove la centralità del Parlamento.”

Nuove regole e alcuni punti di scontro

La riforma stabilisce che sulla scheda elettorale sarà indicato il nome del candidato premier, ma non saranno previste preferenze per i candidati. Proprio il tema delle preferenze è stato oggetto di una forte disputa in Aula. Due giorni prima della votazione finale, un emendamento proposto dalla maggioranza per includere un sistema misto di capilista bloccati e preferenze è stato bocciato per un solo voto di scarto. La questione potrebbe essere ripresa durante l’esame del testo al Senato.

Tra concessioni e critiche: il voto per i fuorisede

Nonostante le forti divisioni, l’Aula ha trovato unanimità nel garantire il voto ai cittadini fuori sede. Grazie alla nuova legge, chi sarà lontano dal proprio Comune per motivi di lavoro, studio o salute potrà votare nel seggio più vicino previa iscrizione in appositi elenchi comunali. Tuttavia, altre proposte, come quelle sulla parità di genere, non hanno trovato un punto d’accordo tra maggioranza e opposizioni.

La reazione della maggioranza

Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, ha difeso la riforma, affermando che questa legge “non è costruita per favorire Giorgia Meloni,” come sostenuto dalle opposizioni, ma per garantire maggiore stabilità al sistema politico italiano. Nazario Pagano di Forza Italia ha sottolineato che il testo è rispettoso delle sentenze della Corte Costituzionale e frutto di oltre tre mesi di lavoro e di numerose modifiche.

Prossime tappe della legge elettorale

Con il passaggio dalla Camera, la riforma sarà ora sottoposta all’esame del Senato. I punti più controversi, come le preferenze e le modifiche alle circoscrizioni estere, potrebbero tornare al centro del dibattito, con la possibilità di ulteriori emendamenti.

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