Politico Quotidiano

Leoni perde il pelo (ma non il vizio): l’attacco a Vannacci rischia l’autogol

L'intervento del segretario dei giovani di Forza Italia e il commento di Salvatore Di Bartolo

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Leoni perde il pelo, ma non il vizio. Evidentemente, il segretario giovanile di Forza Italia, dotato di scarsa memoria — eccetto quando c’è da fissare le invettive suggerite da altri —, non ha ancora imparato la lezione.

Nel giugno del 2025, appena insediatosi alla guida della segreteria dei giovani forzisti, il buon Simone pensava di farsi bello sparando a zero contro il generale Roberto Vannacci, arrivando a definirlo dal palco del congresso un «generale della codardia e della discordia». Un’uscita che, all’epoca, scatenò un polverone clamoroso, culminato persino nella pubblica e durissima presa di posizione del padre di Leoni, che lo redarguì ricordandogli come non fosse «degno nemmeno di spolverare gli anfibi» al generale.

Il risultato di quella crociata? Beh, di certo non ha portato fortuna a Leoni, ma sicuramente al generale, che nel frattempo ha fondato un partito tutto suo e, nel giro di appena pochi mesi, è riuscito a raggiungere e superare Forza Italia nei sondaggi. Mica pizza e fichi.

Nelle ultime ore, a margine della festa dei giovani forzisti, Leoni è tornato all’attacco del generale, reo, secondo lui, di dire «scemenze» che farebbero soltanto perdere voti in caso di un suo ingresso in coalizione. Ma Leoni non si limita a questo: rincarando la dose, il segretario giovanile ha praticamente sbarrato la porta, chiudendo a qualunque ipotesi di alleanza o di apertura a Vannacci all’interno del centrodestra.

Un vero e proprio proclama a nome di tutti. Peccato, però, che ci sia un piccolo problema di fondo. Primo: non spetta di certo a tale Simone Leoni il gravoso onere di decidere le strategie della coalizione. Secondo: chiunque gli abbia suggerito o dettato questa linea non è neppure egli deputato a dettare l’agenda degli alleati. Terzo, e qui si sfiora il ridicolo: attenzione a essere così netti e spavaldi, perché il centrodestra non naviga certo in acque tranquille. È lontano dal 42% necessario per agguantare il premio di maggioranza e, senza i voti di Vannacci, nei sondaggi si trova addirittura dietro alla coalizione di campo largo.

Fare i gradassi quando la barca è in mezzo al mare in tempesta non è solo fuori luogo: è il modo migliore per rimediare figuracce colossali. Alla fine, le famose «scemenze» che il bel giovanotto imputa al generale rischiano di avere un unico, vero autore: lo stesso Simone Leoni, che, specchio alla mano, farebbe decisamente più bella figura a tacere.

Insomma, per tirare le fila del discorso, è evidente che gli attacchi del buon Leoni non portano affatto bene al suo partito, ma, al contrario, portano molto bene a Vannacci: a forza di sparare a zero, ogni sua invettiva si trasforma in un amuleto di buona sorte per il generale.

A questo punto, visti gli strabilianti exploit di Vannacci, c’è da chiedersi dove diavolo lo troveremo piazzato subito dopo il prossimo attacco di Simone che, di certo, vista la sua ossessione per le divise e, in particolare, per i generali, non tarderà ad arrivare.

Salvatore Di Bartolo, 17 settembre 2026

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