Politico Quotidiano

L’Europa svolta sui migranti. Assist al piano Albania: Meloni riparta da qui

Bruxelles adotta il modello italiano sui rimpatri. Dopo il flop sul referendum, il governo torni a fare

Giorgia Meloni Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è un momento, nella politica europea, in cui l’ideologia smette di reggere l’urto della realtà. E quel momento, sull’immigrazione, sembra essere arrivato. Non con un proclama, ma con un voto. Silenzioso quanto basta, ma politicamente dirompente. A Bruxelles, con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astenuti, il Parlamento europeo ha dato il via libera all’avvio dei negoziati sulla direttiva rimpatri.

Non è solo una pratica legislativa. È il segnale che qualcosa è cambiato negli equilibri e, soprattutto, nella testa dell’Europa. La cosiddetta “maggioranza Ursula” è stata di fatto archiviata, sostituita da un asse diverso che mette insieme popolari, conservatori e quell’area che, fino a poco tempo fa, veniva sistematicamente tenuta ai margini. In questo nuovo scenario, la linea italiana non è più una voce fuori dal coro. È diventata il coro.

Non a caso Giorgia Meloni ha rivendicato il passaggio senza mezzi termini: “L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza”. E poi è entrata nel merito di quello che, fino a ieri, sembrava un tabù: “Con i return hubs si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi”.

Tradotto: l’Europa sta adottando un modello che per anni è stato contestato, criticato, liquidato come inaccettabile. E invece eccolo lì, nero su bianco. Rimpatri più rapidi, anche verso Paesi terzi, centri fuori dai confini dell’Unione, maggiore rigidità per chi non collabora. Perfino la possibilità di trattenere fino a 24 mesi chi non rispetta le regole. Tutto ciò che ieri era considerato “troppo duro”, oggi diventa improvvisamente necessario.

Il punto è che non si tratta di una scelta ideologica opposta, ma della resa dei conti con i numeri. Per anni si è fatto finta che il sistema potesse reggere ingressi incontrollati e rimpatri inefficaci. Si è raccontato che bastasse l’accoglienza per governare un fenomeno strutturale. Ma la realtà, come sempre, presenta il conto. E il conto è un sistema sotto pressione, welfare in difficoltà e una crescente domanda di controllo da parte dei cittadini europei. Così l’Unione cambia passo. E lo fa seguendo una strada che l’Italia aveva già imboccato, basti pensare all’accordo con l’Albania. Quello che sembrava un azzardo politico oggi viene guardato come un modello replicabile. Non perché sia perfetto, ma perché funziona più delle alternative.

E qui emerge anche il dato politico più interessante. La sinistra europea, abituata a imporre la propria agenda senza passare davvero dal consenso elettorale, si trova improvvisamente spiazzata. Non è più lei a dettare la linea. E soprattutto non può più permettersi di ignorare il tema della gestione concreta dei flussi migratori. La verità è che la linea del governo Meloni, almeno sulla dimensione esterna dell’immigrazione, è diventata la linea europea. Non per una conversione improvvisa, ma per necessità. Quando tutti i Paesi iniziano ad avere lo stesso problema, le soluzioni pragmatiche diventano inevitabili.

E questo ci porta a casa nostra. Perché mentre a Bruxelles si prende atto della realtà, a Roma il governo deve fare una scelta altrettanto chiara. Dopo il fallimento del referendum sulla giustizia, non c’è spazio per tatticismi o attese infinite. Se c’è una lezione da imparare è proprio quella che arriva dal dossier migranti: quando si decide e si agisce, i risultati arrivano. Quando si tentenna, si perde tempo e consenso.

Non serve inseguire battaglie simboliche. Serve fare. Esattamente come è stato fatto sull’immigrazione, dove una linea politica contestata è diventata prima una strategia nazionale e poi, passo dopo passo, un riferimento europeo. Alla fine, la politica funziona così. Le idee contano, certo. Ma contano fino a quando riescono a stare in piedi davanti alla realtà. E oggi, sull’immigrazione, la realtà ha imposto il suo verdetto. L’Europa cambia direzione. E lo fa seguendo una strada che, fino a ieri, parlava soprattutto italiano.

Franco Lodige, 27 marzo 2026

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