C’è una cosa insopportabile nella vicenda di Garlasco e dell’omicidio di Chiara Poggi. Lo stesso Stato ha ufficialmente contestato ad Andrea Sempio di essere l’unico assassino della ragazza e contemporaneamente tiene in carcere per lo stesso omicidio un’altra persona, Alberto Stasi.
La domanda viene spontanea: quanti Stati abbiamo, quanti unici assassini abbiamo? La logica dice che nello stesso momento in cui la magistratura contesta a Sempio di essere l’assassino di Chiara dovrebbe contemporaneamente ordinare la liberazione di Stasi: le due cose – Sempio accusato e Stasi in carcere – non possono convivere in uno stato di diritto.
Obiezione: Sempio è accusato, non condannato. Certo, ma la cosa fa a pugni con il fatto che una condanna può essere inflitta solo al di là di ogni ragionevole dubbio; quello che sta accadendo pone un enorme dubbio sulla fondatezza e legittimità della condizione carceraria di Stasi.
Dicono: Stasi può chiedere la revisione del processo, procedura lunga e complicata. Dovrebbe funzionare all’inverso: uno Stato serio dovrebbe immediatamente chiedere, e attuare con celerità dato che ne ha i poteri, la scarcerazione immediata di Stasi.
Perché uno dei principi fondamentali della civiltà occidentale è: meglio un colpevole in libertà che un innocente in carcere. Ogni giorno che Stasi passerà in carcere è un giorno perso per l’affermazione dei principi democratici alla base della nostra Costituzione.
Alessandro Sallusti, 7 maggio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


