Politico Quotidiano

L’imbroglio della patrimoniale

Aumentare le tasse è un boomerang per tutti. Ecco il suicidio politico della sinistra sul fronte fiscale

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C’è un vecchio vizio, duro a morire, che periodicamente torna ad aleggiare nei salotti buoni della sinistra e nei piani alti dei sindacati: la patrimoniale. Puntuale come un orologio rotto, ogni volta che lo Stato ha bisogno di soldi o che si avvicina una scadenza elettorale, rispunta l’idea di mettere le mani nei risparmi degli italiani.

Una tassa sui cosiddetti “super ricchi”, sbandierata come la soluzione a tutti i mali del Paese. Ma la verità, piaccia o no ai compagni in vena di espropri, è che questa non è solidarietà: è invidia sociale mascherata da equità. La ricetta è sempre la stessa: fare cassa aggredendo chi è riuscito ad accumulare un patrimonio.

Il segretario della CGIL Landini, con il beneplacito del PD di Elly Schlein, ha rilanciato l’idea di un prelievo forzoso sulle ricchezze. Peccato che dimentichino un piccolo, fondamentale dettaglio: in Italia, la prima casa, i capannoni, i macchinari e i risparmi di una vita sono già stati tartassati fino all’osso dal fisco.

Ipotizzare l’ennesima tassa sui beni accumulati significa punire il merito, il sacrificio e l’imprenditoria. Significa dire a chi produce e risparmia: “Se hai successo, lo Stato ti punisce”.

Come ha ribadito il premier Giorgia Meloni, l’obiettivo di un Paese liberale non dovrebbe essere tassare chi ha un patrimonio, ma lavorare affinché tutti gli italiani abbiano la possibilità di costruirne uno. La sinistra, invece, persegue l’utopia demagogica dell’uguaglianza nella povertà.

La patrimoniale, inoltre, è un’arma spuntata e potenzialmente pericolosa. Colpire i grandi capitali non risolverebbe i problemi strutturali della sanità o della scuola, ma spingerebbe i patrimoni più mobili e i grandi investitori a fuggire all’estero, impoverendo ulteriormente il tessuto economico nazionale.

L’Italia ha un disperato bisogno di crescita, di fiducia e di investimenti, non di punizioni fiscali che bloccano l’economia. Anziché inseguire la chimera di un prelievo sui grandi patrimoni, la sinistra dovrebbe fare i conti con la realtà e ammettere che l’unico modo per abbassare le tasse è ridurre la spesa pubblica improduttiva.

Il patrimonio degli italiani non è il bancomat dello Stato: è il frutto del sudore e del lavoro di una vita e, fino a quando ci saranno forze politiche a difesa della libertà individuale e dell’impresa, non ci sarà spazio per le mani dello Stato nei portafogli dei cittadini.

— Alessandro Sallusti, 11 giugno 2026

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