La sciagurata giunta di Milano guidata da Beppe Sala è stata travolta dall’ennesima inchiesta sulla gestione dell’urbanistica cittadina, nel caso della gara d’appalto per costruire il nuovo stadio di calcio in sostituzione del vecchio Meazza, detto San Siro. Secondo i pm, i funzionari, i tecnici e i politici del Comune si sarebbero consultati più e più volte con la dirigenza di Milan e Inter al fine di costruire un bando per la realizzazione del nuovo stadio che andasse bene alle due società. Se ciò venisse accertato in via definitiva in un’aula di tribunale, in punta di codici si tratterebbe di un reato, quello di turbativa d’asta.
Ma se ci spostiamo un attimo dal piano prettamente giuridico, e pure da quello politico, e proviamo a ragionare in punta di buon senso, si dovrebbe giungere a conclusioni diverse. Per esempio, mi chiedo con chi mai avrebbero dovuto consultarsi amministratori e progettisti comunali se non con gli utilizzatori finali dell’opera, che sono in via esclusiva Inter e Milan; non certo Roma e Lazio e neppure – cito a caso – i padroni di squadre di pallanuoto, di società che gestiscono eventi, né organizzatori di corse di cani, tantomeno i periti della Procura di Milano.
No, il fu San Siro non è di tutti: è detto la “Scala del calcio” non per la sua bellezza architettonica (che ai più lascia a desiderare), bensì perché da cento anni è stato il palcoscenico di tanti Toscanini del calcio che hanno vestito le maglie esclusivamente rossonere e nerazzurre.
Possiamo discutere se fosse il caso o meno di imbarcarsi in una simile avventura – gli inglesi lo hanno fatto costruendo il nuovo Wembley in poco più di tre anni e sono felici e contenti. Possiamo anche sospettare che i fondi che controllano le due società siano ansiosi di fare più soldi e aumentare il valore delle loro partecipazioni (cosa che al momento non è ancora reato). Ma contestare che Milan e Inter non avessero diritto di metterci becco (altri reati, a oggi, non emergono dalle carte) a me sembra un ossimoro bello e buono: se non lo sanno loro cosa serve e come serve, mi chiedo cosa ne sappiano i pm di Milano o altri soggetti che teoricamente avrebbero potuto partecipare a una gara costruita in modo meno stringente.
Faccio due ipotesi su come, grazie alla solerzia dei magistrati, andrà a finire. La prima: ci teniamo il vecchio Meazza, che tra non molto sarà lo stadio più costoso e vecchio d’Europa; la seconda: Inter e Milan traslocheranno fuori Milano e il Meazza rimarrà lì inutilizzato, a mo’ di monumento all’imbecillità. In entrambi i casi non credo si tratti di un buon affare.
Alessandro Sallusti, 3 aprile 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


