Politico Quotidiano

L’Iran no, Barbero sì: Francesca Albanese parla solo quando conviene

Silenzi su Teheran e difesa incondizionata dello storico: la relatrice ONU mostra la sua vera natura e militanza politica

albanese tweet iran barbero Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, continua a distinguersi per la sua sesquipedale mancanza di coerenza.

Il suo recente post su X, in cui difende lo storico Alessandro Barbero contro le critiche per il suo “no” al referendum sulla legge Nordio, solleva interrogativi profondi sulla sua integrità intellettuale e sul suo ruolo super partes.

Albanese, infatti, lamenta che in Italia criticare il potere esponga a calunnie e insulti, elevando Barbero a baluardo del libero pensiero. Ma questa difesa appassionata, intrisa di toni patriottici, stride con la sua precedente reticenza su questioni internazionali ben più gravi.

Solo pochi giorni fa, quando un utente su X le ha chiesto perché non si fosse espressa sulle proteste in Iran contro il regime di Khamenei (che hanno visto migliaia di manifestanti arrestati e un’ondata di esecuzioni sommarie) Albanese ha risposto con freddezza: “Perché sono la relatrice ONU sul territorio palestinese occupato. Non mi ‘spendo’. Mi dedico con rigore al mandato ONU conferitomi”.

Una posizione davvero legittima, se applicata con coerenza. Eppure, ecco che pochi giorni dopo interviene sul referendum costituzionale italiano, una materia puramente interna che nulla ha a che fare con il suo ruolo all’ONU.

Barbero, noto per le sue competenze da storico, ha espresso dei motivi raffazzonati e populisti per il “no”; eppure, Albanese lo celebra come esempio per “milioni di italiani”. Ma perché questa deviazione dal suo mandato rigorosamente dedicato alla Palestina?

La sua ipocrisia è evidente. Albanese, che si erge a paladina dei diritti umani, seleziona le cause in base a convenienze personali o ideologiche. Mentre ignora le donne iraniane che combattono per la libertà (rimandando pubblicamente il compito alla sua collega Mai Sato, relatrice ONU sull’Iran) si sente autorizzata a commentare affari domestici italiani.

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Ciò non solo mina la sua credibilità come esperta ONU, ma rafforza evidentemente i sospetti di un’agenda politica. Non è un segreto che Albanese sia stata criticata per posizioni anti-israeliane estreme, al punto da essere sanzionata dagli Stati Uniti per aver promosso azioni contro funzionari israeliani e americani. Per la sinistra sempre più vicina all’antisemitismo però lei appare come un’eroina. Collegando i puntini: che il suo intervento sul referendum sia un tentativo di allinearsi con l’opposizione di sinistra, magari in vista di un futuro politico post-ONU?

Una cosa è certa: questa selettività non fa bene ala sua credibilità (già sensibilmente ridotta…). Ignorare le proteste in Iran, dove il regime di Khamenei ha causato migliaia morti secondo rapporti indipendenti, significa tradire i principi universali dei diritti umani che dovrebbe difendere, anche oltre Gaza.

Allo stesso modo, intromettersi nel dibattito italiano sul referendum senza un legame con il suo mandato, sentenzia definitivamente la sua partigianeria. Albanese invoca la solidarietà per Barbero, ma dove è la sua per le vittime iraniane?

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Figure “diplomatiche” come Albanese dovrebbero incarnare imparzialità, non faziosità. Ma il suo comportamento dopotutto è l’emblema dell’intero sistema ONU, giustamente sempre più sotto attacco per inefficacia e mancanza di oggettività.

Alessandro Bonelli, 24 gennaio 2026

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