Politico Quotidiano

Lukashenko figlio del patriarcato: “Meloni non può trattare, è donna”

La frase del leader bielorusso consegnata a Macron. Cosa c'è dietro la mossa di Russia e alleati

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Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa bielorussa BelTA, Alexander Lukashenko ha dichiarato di aver rivolto al telefono un curioso consiglio al Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Il presidente bielorusso ha sostanzialmente invitato il leader francese a scendere in prima linea nelle trattative con Mosca per conto dell’Europa, motivando la richiesta con un argomento sessista e surreale: Giorgia Meloni, in quanto donna, non sarebbe adatta a mediare con i russi.

“Ho detto: aspetta, tu sei un uomo, puoi farlo. Meloni è una donna, non può mediare con Mosca”, avrebbe dichiarato Lukashenko, vantando il proprio ruolo di uomo rigido nelle dinamiche con il Cremlino. Ma i consigli non finiscono qui: il dittatore avrebbe invitato Macron a prendere il comando delle operazioni di mediazione per conto dell’Europa in qualità di “Decano” fra i Governi Ue. Tutti gli altri leader, tra cui Starmer e Sanchez, secondo Lukashenko sono degli sbarbatelli (e su questo, magari…). Insomma, stando a quanto riportato dall’alleato russo, Macron sarebbe l’uomo preferito per delle eventuali trattative di pace. L’uscita, avvenuta nelle ultime ore, ha immediatamente fatto il giro delle cancellerie e dei media internazionali.

La notizia appare grottesca ma perfettamente coerente con lo stile di Lukashenko: un mix di machismo d’altri tempi che piace tanto in quelle latitudini, di provocazione e di realpolitik autoritaria. Il dittatore bielorusso, al potere dal 1994 e stretto alleato di Vladimir Putin, ha spesso utilizzato un linguaggio rozzo e paternalistico. Questa volta però l’attacco diretto a Meloni assume un significato politico più ampio, inserendosi nel contesto delicato dei possibili negoziati sul conflitto ucraino. Fonti diplomatiche italiane hanno definito l’episodio inaccettabile nonché una provocazione gratuita, mentre da Parigi non sono arrivate smentite immediate né conferme su un possibile coinvolgimento più attivo di Macron. Quest’ultimo evidentemente si starà ancora guardando allo specchio in preda al compiacimento per l’appoggio dagli avversari.

Paradossalmente l’Eliseo, da mesi alla ricerca di un ruolo da protagonista nella mediazione internazionale (e invece un po’ ai margini visto anche il malcontento della popolazione verso il loro leader), potrebbe accettare di buon grado il suggerimento bielorusso.

Rimane però un interrogativo: quello di Lukashenko è sessismo nudo e crudo, quindi una battuta degna del film “Il dittatore” e pertanto da ignorare oppure può celare una mossa più raffinata concordata con il Cremlino? Da tempo Mosca sta mettendo alla prova i nervi del sistema diplomatico e di difesa europeo. E se ciò fosse un tentativo di “divide et impera” per far sì che la già fragile tenuta diplomatica europea capitoli e dunque provare ad ammorbidire i rapporti con singoli Stati anziché con tutta la Ue?

C’è poi un altro tema: Putin conosce molto di più Macron che Meloni. Mosca e Minsk potrebbero quindi preferire confrontarsi con un leader noto e prevedibile come Macron, incline alla retorica e più vanitoso che pragmatico, piuttosto che con il primo ministro italiano. Meloni ha via via dimostrato in questi ultimi mesi una linea atlantista sempre più coerente, composta da un sostegno concreto a Kiev e da una capacità di agire in modo rapido e talvolta imprevedibile rispetto ai vecchi schemi europei.

Un uomo come Macron, con il suo profilo personale ben conosciuto, potrebbe risultare più prevedibile per il tandem russo-bielorusso. Certamente però quella di Lukashenko è una legittimazione involontaria che piacerà poco all’opposizione nostrana: se un dittatorino chiama Macron chiedendogli di tornare al comando al posto di Meloni, è evidente che per quell’asse Meloni sia oggi la leader più potente in Europa.

Certamente i punzecchiamenti psicologici e politici della Russia al nostro ecosistema politico ed economico stanno aumentando di frequenza.

Alessandro Bonelli, 30 maggio 2026

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