Politico Quotidiano

Meloni, il primato che imbarazza

Il resoconto (senza sconti) dell'esecutivo di centrodestra dopo aver conquistato il record di longevità

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Da oggi il governo Meloni è l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica dopo sessantotto governi avvicendatisi dal 1946. Un traguardo che desta qualche imbarazzo in quanti ne pronosticavano lo schianto anzitempo, stante una compagine tutt’altro che allineata su dossier importanti come: guerre ai confini, crisi energetica, spread a 233 punti.

Eppure la longevità non discende dalla coerenza ideologica, bensì dal suo esatto contrario. Meloni ha rinnegato il copione elettorale originario di Fratelli d’Italia negli snodi dirimenti, e quattro passaggi lo attestano in modo incontrovertibile.

Populismo made in Europa

Le premesse la volevano adusa al sovranismo, spalla a spalla con Orbán. Si è invece attestata su un dialogo costruttivo con il Ppe. Non a caso a Strasburgo gli eletti di FdI siedono sui banchi dei Conservatori europei (ECR), la famiglia di cui Meloni è presidente, e non su quelli dell’Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) in compagnia dell’AfD. Piccola ironia della geografia parlamentare: è proprio lì, accanto all’AfD, che ha trovato posto Vannacci.

Ucraina

Meloni è stata tra i più tetragoni sostenitori di Zelensky, nelle parole e nei fatti, in aperta antitesi con la postura filorussa dell’alleato riottoso, e della pletora di sovranisti inseguitori del populismo filorusso facile e belluino. Salvini è colui che più paga questa scelta suicida, oggi eclissato dall’astro nascente Vannacci e dal suo Futuro Nazionale, dato attorno al 7%.

Trump e il Maga

Ha tentato in prima battuta di contemperare Trump, e qualche flebile beneficio per l’Italia è pure arrivato. Poi, quando ogni mediazione si è palesata come velleitaria, ne ha preso le distanze: la parabola antieuropeista del presidente americano aveva ormai preso il sopravvento su ogni calcolo di convenienza.

La tecnocrazia respinta

Ha mostrato distacco, quasi avversione, verso il disegno di Musk e Thiel, che vagheggiavano di assurgere a dominus scalzando politica e democrazia. Meloni si è collocata nell’orbita europea dove partiti e parlamento restano il fulcro, ribadendi che la sovranità non si delega a novelli tecno-oligarchi in cerca di business e così Space-X ha dovuto smarcare l’Italia dalle commesse attese.

Il punto di caduta ha due volti, che è bene non confondere. La riforma della giustizia non è passata: bocciata dal referendum del 22-23 marzo, con il No al 54%. Non era però priorità sua, bensì vessillo dei fedeli (ma non troppo) alleati di Forza Italia. Il premierato, tema caro da sempre a FdI, non è stato neppure respinto dalle urne: si è arenato in commissione alla Camera dal luglio 2025, per poi essere accantonato. Due sconfitte di natura diversa, entrambe innegabili.

Il bilancio, a quasi quattro anni, in cifre verificate:

1. occupazione, tasso al 63,2%, massimo storico, oltre 1,1 milioni di posti in più;

2. disoccupazione, dal 7,8% al 5,8%;

3. inflazione, rientrata dal picco 2022 (oltre l’8%) su valori moderati (2,1% nel 2025);

4. pil, crescita +2,4% dal 2023 (2022 escluso perché risultato da attribuire a Draghi);

5. spread crollato di 2/3 (da 233 a 80);

6. sbarchi clandestini, circa -60% sul 2022;

7. immigrazione programmata, +11%, da 450mila a 500mila ingressi nel triennio.

A proposito dell’ultimo dato c’è un tratto che sfugge alle vulgate: mentre stringe sugli sbarchi, Meloni allarga le quote legali. Riconosce, con pragmatica aritmetica del fabbisogno, che senza manodopera straniera il manifatturiero, l’agricoltura e l’assistenza restano al palo, in un Paese avvitato ormai stabilmente nella denatalità. Non è filantropia, ma necessità produttiva, così la destra di lotta si scopre, sul lavoro, destra di governo.

Tutti i numeri sono opinabili nel merito, ma la solidità delle fonti ne restringe (di molto) la contestabilità. Il resto lo dirà l’ultimo anno di legislatura caratterizzato generalmente da un periodo in cui i primati si consolidano, oppure si sgretolano.

Giulio Galetti, 4 settembre 2026

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