Quando perfino la CNN dedica un servizio a Piazza Risorgimento a Roma per raccontare come non dovrebbe essere realizzata una riqualificazione urbana, il problema non è più soltanto romano. Diventa internazionale. Nel servizio, la giornalista Barbie Latzan Nadea passeggia a pochi passi da San Pietro mostrando quello che avrebbe dovuto essere uno dei progetti simbolo dell’amministrazione Gualtieri. Il risultato, però, è molto diverso da quello promesso.
“La città ha investito milioni di dollari per riqualificare questa piazza nel 2024, accanto al Vaticano”, spiega la giornalista. “Il progetto prevedeva filari di alberi per creare ombra, impianti di nebulizzazione, fontanelle e numerose sedute per permettere alle persone di rinfrescarsi. Oggi, a un anno e mezzo dalla riapertura, il verde è completamente secco, gli impianti di nebulizzazione e le fontanelle non sono mai stati installati e le panchine sono talmente roventi da risultare inutilizzabili”.
Parole pesanti, pronunciate da una delle emittenti più autorevoli del mondo e che hanno rapidamente fatto il giro dei social, dove in molti hanno chiamato direttamente in causa il sindaco Roberto Gualtieri. Tra i primi a intervenire è stato Marco Perissa, deputato e presidente della Federazione romana di Fratelli d’Italia: “La CNN descrive Piazza Risorgimento, costata circa 14 milioni di euro, come una ‘heat island’, un’isola di calore, mostrando temperature elevatissime, assenza di ombra e il disagio di cittadini e turisti. A completare questo disastro ci sono alberi già secchi o in evidente sofferenza dopo pochi mesi. È inaccettabile che 14 milioni di euro di risorse pubbliche siano stati spesi per un’opera che oggi espone la Capitale al ridicolo davanti all’opinione pubblica internazionale”.
Il paradosso è che tutto questo accade mentre il Campidoglio annuncia un nuovo piano per rilanciare il centro storico. Più alberi nelle piazze monumentali, cento agenti della Polizia locale in più, un milione di euro per la pulizia delle strade, nuove regole per dehors, doppie file, NCC, movida e accessi alla Ztl.
Da quando è in carica il sindaco Roberto Gualtieri ha accompagnato ogni singolo cantiere con video, dirette e post sui social, raccontando ai romani una città che stava cambiando. Inquadrature curate, rendering, inaugurazioni e slogan hanno trasformato molte opere pubbliche in vere e proprie campagne promozionali. Sembrava tutto perfetto, ma poi bastava il tempo per far capire che era tutta fuffa.
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Il problema è che la comunicazione, da sola, non basta. Perché quando, a distanza di pochi mesi, gli alberi si seccano, le fontanelle promesse non vengono installate e le panchine diventano inutilizzabili sotto il sole, il racconto di una città perfetta si scontra con la realtà. Ed è proprio questo il rischio della politica costruita sui video: se il risultato finale non è all’altezza delle promesse, ogni filmato celebrativo finisce per trasformarsi in un boomerang. Le immagini che dovevano raccontare il successo dei lavori vengono sostituite da quelle di un’opera che mostra già i primi segni di degrado, alimentando critiche e polemiche ben oltre i confini di Roma.
E la domanda che molti romani si pongono è inevitabile: prima di promettere nuovi interventi, non sarebbe il caso di far funzionare quelli già costati milioni di euro? Perché se il biglietto da visita della Capitale davanti al Vaticano viene raccontato dalla CNN come un’isola di calore, il problema non è più soltanto politico. È un problema di credibilità.
Cristina de Palma, 31 luglio 2026
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