Minetti, c’è imbarazzo al Quirinale: “Quando arriva così di solito si concede la grazia…”

Fonti della Presidenza della Repubblica provano a spiegare come stanno le cose sulla clemenza concessa all'ex consigliera

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sergio mattarella csm

Dopo giorni di silenzio, il Quirinale torna a parlare. E lo fa con una nota per provare a spiegare gli sviluppi del caso Minetti, di cui sarete sicuramente informati. Dopo la lettera di Sergio Mattarella a Carlo Nordio, in cui chiedeva di approfondire il caso della grazia all’ex consigliera, a causa delle inchieste del Fatto Quotidiano sulla sua vita e sull’adozione del minore in Uruguay, è scoppiato un tale patatrac che forse neppure al Colle si attendevano così dirompente. Se infatti in un primo momento tutte le accuse si sono riversate sul ministero della Giustizia, che ha inviato il pacchetto informativo al Presidente della Repubblica, piano piano viene fuori che se errori ci sono stati nella valutazione (tutto da dimostrare) bisogna bussare un po’ alla Procura generale di Milano (titolata, su indicazione del ministero, a fare indagini ed istruttoria) e un po’ al Colle stesso, che alla fine decide se concedere la clemenza oppure no.

Insomma: Nordio, come stabilito da diverse sentenze, può dare un parere favorevole o contrario; deve chiedere ai magistrati l’istruttoria e indicare il perimetro delle ricerche, ma – come ha spiegato Meloni – non ha potere di indagine. Quindi di che volete accusarlo? Diverso il discorso per la procura generale di Milano, che infatti ha ammesso di essere stata forse poco perspicace. E discorso diverso anche per Mattarella, che alla fine è il grande capo in questo caso: tutto passa dalla sua decisione, tanto che – dopo il conflitto di attribuzioni che ci fu nei primi anni 2000 tra ministero e Quirinale – la Corte Costituzionale ha chiarito che il potere di Grazia è tutto nelle mani del Capo dello Stato. Che può concederla anche se il Guardasigilli è contrario. E che infatti ha vidimato solo una trentina di richieste su oltre 1500 arrivate agli uffici.

Ed ecco che allora, chiarite queste cosucce, alla fine il Colle più alto ha deciso di emettere una nota. “Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia. In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell’autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole”, fanno sapere quasi come a lavarsene le mani. “Successivamente – prosegue la stessa fonte – sulla stampa sono state prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentante alla base della domanda di grazia e del parere che l’accompagnava. Il Presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere – d’intesa con il Ministero della Giustizia – che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento. Adesso è doveroso che si attenda con rispetto il sollecito svolgimento di queste verifiche da parte della Magistratura“.

I puntini sulle “i” li mette il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Il governo non ha alcuna responsabilità sulla questione della grazia a Nicole Minetti. La procedura segue un iter definito, scandito anche da tempi precisi, e si basa su valutazioni tecniche affidate agli organi competenti. Il Ministero della Giustizia ha agito nel pieno rispetto delle norme. Anche eventuali elementi emersi successivamente, come qui accaduto, attraverso il giornalismo d’inchiesta, non sono di per sé sufficienti a rimettere in discussione l’intero procedimento, se non risultano, dopo gli approfondimenti del caso, decisivi. È quindi improprio attribuire responsabilità politiche dove vi è stato semplicemente il rispetto rigoroso delle regole procedimentali e dei ruoli istituzionali di ciascuno. Parlare di ‘scaricabarile’ è quindi fuorviante: ogni istituzione ha operato, per quanto riguarda il metodo, nel rispetto dei propri ruoli e delle procedure”.

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