
C’è voluto un po’, forse anche troppo, ma alla fine il governo – pur senza citare Sergio Mattarella – alza un po’ la testa sul caso Nicole Minetti. Se infatti dal Pd, da Renzi e da Avs arrivano le richiese di dimissioni a Carlo Nordio, colpevole – a loro dire – di aver passato al Quirinale una istruttoria non completa (cosa ancora da verificare, peraltro), adesso da via Arenula qualcuno mette i puntini sulle “i”. “Tutte le iniziative saranno vagliate dagli organi competenti per le ulteriori indagini”, dice il vice ministro della Giustizia Francesco Sisto precisando che il ministero non ha poteri di indagine e, di seguito al parere favorevole della Procura, ha formulato “un parere non vincolante, trasmesso alla presidenza della Repubblica”. Insomma: da una parte è la Procura Generale di Milano ad aver verificato con istruttoria la domanda di grazia; dall’altra la firma decisiva spetta comunque a Mattarella, non a Nordio, che infatti a fronte di 1500 richieste di grazia arrivate sulla sua scrivania ha dato il via libera solo a 27.
“La procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme – assicura Sisto a Rainews24 – L’istanza è stata presentata dalla condannata al presidente della Repubblica, che, come usuale, ha trasmesso gli atti al ministero della Giustizia per l’istruttoria. Quest’ultima è stata demandata, come previsto, alla Procura generale competente, in questo caso quella di Milano, che ha operato in totale autonomia, svolgendo tutti gli accertamenti necessari sulla base della documentazione fornita dalla condannata e dalla sua difesa”. A quel punto, aggiunge Sisto, “il ministero ha poi raccolto gli esiti e ha espresso un parere, non una proposta, non vincolante, risultato favorevole in base agli elementi trasmessi e disponibili”. Poi la palla è passata al Quirinale. Fine della storia.
Certo: magari quanto emerso dall’inchiesta del Fatto Quotidiano non era verificabile nell’istruttoria realizzata dai magistrati di Milano, ma se un errore c’è stato certo non lo si può imputare al ministero. Lo dicono anche i costituzionalisti (leggi qui). Fermo restando, ovviamente, che quanto scritto dal giornale di Travaglio non è mica il Vangelo (come dimostra il caso Sgarbi, per dire). Infatti, aggiunge Sisto, “è comunque corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze”. “In questa fase – ha sottolineato il viceministro – è necessario mantenere la massima cautela. Non si possono formulare giudizi affrettati né ipotizzare responsabilità senza che gli accertamenti siano conclusi. Le indagini originarie si sono basate sul materiale disponibile in quel momento e non è escluso che elementi sopravvenuti possano offrire oggi una lettura diversa dei fatti. Il ministero ha fatto ciò che doveva: di fronte a nuove segnalazioni, ha rimesso nuovamente la questione alla Procura generale, che dispone degli strumenti investigativi, anche all’estero, per verificare la fondatezza delle notizie emerse”.
Intanto la bufera si sposta anche sulla Procura Generale di Milano, che ha realizzato l’istruttoria ora sottoposta a verifica. “Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto a noi ciò che doveva dire. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche. Voglio accertare, prima come cittadina e poi come magistrato, i fatti indicati”, ha spiegato Francesca Nanni. La Pg ha precisato anche che si tratta per Minetti di “una grazia condizionata alla non commissione nei successivi 5 anni di ulteriori reati”. In ogni caso ora le toghe indagheranno a 360 gradi, e hanno già dato mandato all’Interpol di verificare ciò che c’è da verificare all’estero. “Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria”, ha spiegato il sostituto Gaetano Brusa che aveva firmato la prima istruttoria. Dopo le nuove verifiche siamo sempre tenuti a dare un parere e potremo evidentemente anche modificarlo e anche il Ministero darà un parere e poi il Presidente deciderà”, ha aggiunto la Pg Nanni. Le tempistiche? “Mano a mano che arriveranno gli esiti degli accertamenti della nostra delega a 360 gradi, quando riterremo di aver soddisfatto le richieste istruttorie del Quirinale manderemo il nostro parere al Ministero su quei fatti indicati gravissimi”.
Non mancano ovviamente le polemiche. Se la sinistra accusa Nordio di non aver fatto abbastanza, infatti, altri puntano il dito sulla procura generale. Perché all’epoca non sono state fatte rogatorie all’estero? Spiehga la procuratrice generale: “Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero che è una delega classica, attivata in casi simili, né più né meno. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare. Normalmente il Ministero ci dice se ritiene gli accertamenti non completi, li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti”.
Articolo in aggiornamento
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