Politico Quotidiano

Multe per le proteste anti-Vannacci? Non è repressione del dissenso

La sanzione contro gli organizzatori di un presidio contro l'apertura della sede di Futuro Nazionale a Firenze

vannacci futuro nazionale Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

In queste ore una parte della stampa e della politica locale si mostra scandalizzata per le sanzioni elevate nei confronti di alcuni partecipanti alla protesta organizzata a Firenze contro l’apertura della sede di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, ma lo stupore appare fuori luogo. Qui non siamo davanti alla soppressione del diritto di manifestare, bensì alla sua sottoposizione alle regole che, in uno Stato di diritto, valgono per tutti.

Il diritto di manifestazione è sacrosanto. È uno dei cardini di una democrazia liberale, ma, proprio perché si tratta di un diritto fondamentale, esso non vive fuori dall’ordinamento, ma dentro. Non è un potere assoluto, non è una licenza di occupare spazi, organizzare presìdi o creare situazioni di tensione senza rispettare le prescrizioni previste dalla legge e le indicazioni dell’autorità di pubblica sicurezza. Sostenere il contrario significa deformare la nozione stessa di libertà, trasformandola in arbitrio. Per questo, sorprende il racconto vittimistico di chi oggi presenta le sanzioni come una forma di repressione politica (il Manifesto titola: multati per il pranzo in piazza contro Vannacci).

Repressione sarebbe stata impedire con la forza qualsiasi espressione di dissenso, sciogliere brutalmente il presidio, manganellare chiunque fosse presente. Nulla di tutto questo risulta essere accaduto. Al contrario, la manifestazione si è svolta, il dissenso è stato espresso, non vi sono stati disordini gravi, ma, attenzione, l’ordine pubblico è stato garantito grazie a un imponente dispiegamento di forze di polizia e carabinieri che ha consentito di evitare degenerazioni.

Questo è l’aspetto che una certa narrazione finge di non vedere. Il problema non è stato il dissenso in sé, che nessuno ha negato, ma il clima creato attorno all’apertura perfettamente legittima di una sede di partito. In una democrazia, aprire una sede politica non è una provocazione: è esercizio di libertà politica. Se per garantire questo elementare diritto occorre mobilitare pattuglie, blindati e servizi di ordine pubblico, sottraendo uomini e mezzi ad altri compiti di sicurezza sul territorio, allora il problema non è la compressione della libertà di manifestare, ma il fatto che qualcuno ha inteso contestare non un’idea, ma il diritto stesso di una forza politica a esistere pubblicamente in quel quartiere.

Nessuno ha vietato ai contestatori di esprimere la propria contrarietà, ma il dissenso non può tradursi nella pretesa di decidere quali sedi politiche siano ammissibili e quali no. Non spetta alla piazza stabilire chi possa aprire una sede e chi debba esserne impedito. Se passa questo principio, allora non siamo più nel campo della libertà, ma in quello dell’intimidazione territoriale.

Perciò l’indignazione di queste ore ha sbagliato bersaglio. Se le sanzioni saranno ritenute illegittime, ci sono i rimedi previsti dall’ordinamento e sarà un giudice a dirlo, ma gridare allo scandalo solo perché le norme sono state applicate significa, in fondo, stupirsi del fatto che in uno Stato di diritto le regole esistano davvero. E sarebbe una ben strana idea di democrazia quella in cui si considera intollerabile la sanzione, ma non il fatto che per inaugurare una sede di partito servano decine di uomini in divisa per proteggerla dall’ostilità organizzata di chi non ne tollera la presenza.

Giorgio Carta, 18 aprile 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni