Altro che attacco all’indipendenza della magistratura, le scomposte dichiarazioni di alcuni togati schierati sul fronte del No alla riforma della giustizia sembrano confermare che l’attuale maggioranza sia sulla strada giusta. Come riportato da Luciano Capone sul Foglio, con tanto di video allegato, il pm anglo-italiano Henry John Woodcock, pare che l’abbia sparata veramente grossa, arrivando addirittura a mettere in discussione uno dei cardini della Costituzione, quel tanto bistrattato articolo 27 secondo il quale “vige la presunzione d’innocenza fino a sentenza passata in giudicato”.
Ebbene, in una intervista a Michele Santoro sentite cosa arriva a dire il magistrato: “Quando si va in aula, quando si fa il processo, quello è il momento in cui la vera parità deve esistere – e fino a qui ci siamo -, perché il quel momento il giudice che è, così diciamo, l’arbitro – bontà sua – ha di fronte a sé due parti: uno che sostiene l’accusa e l’altro che sostiene la difesa. Ma la verità è questa: il vero protagonista del processo è l’imputato. Nella mia prospettiva – tiene a sottolineare Woodcock – e questa è stata sempre la mia idea – qui dovrebbe scattare l’allarme rosso anche per coloro i quali sventolano la Costituzione come il Vangelo – il processo serve a dimostrare non la colpevolezza, ma l’innocenza dell’imputato.
Ripeto per chi ritenesse che sia stato per errore travisato il pensiero del magistrato napoletano: “questa è stata sempre la mia idea, il processo serve a dimostrare non la colpevolezza, ma l’innocenza dell’imputato.
Ora, qui dirò qualcosa che in parte avvalora l’aberrante tesi di Woodcock. In realtà, come dimostrano alcuni processi mediatici degli ultimi anni, tra cui quello eclatante di Alberto Stasi e quello altrettanto controverso di Olindo Romano e Rosa Bazzi, in cui senza alcuna prova degna di questo nome si è giunti ad una condanna piena di contraddizioni, si potrebbe anche avvalorare il suo ragionamento.
Il problema, tuttavia, è proprio questo. Noi che crediamo nei valori di uno Stato di diritto, su cui si basa il citato articolo 27, abbiamo orrore di un sistema giudiziario che nella prassi, come sembra confermare Woodcock, impone all’imputato l’inversione della prova. A noi la giustizia di Bernardo Gui, spietato inquisitore medievale che mandò al rogo 42 “eretici” e ne condannò al carcere perpetuo ben 307, ci fa letteralmente orrore.
Pertanto, se fossimo a corto di motivazioni per votare Sì nel referendum del 22 marzo, il magistrato che promosse alcune inchieste di forte impatto mediatico, tra cui Savoiagate e Vallettopoli, ce ne ha offerta una veramente formidabile.
Claudio Romiti, 14 marzo 2026
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