Politico Quotidiano

“No alla riforma”. A Conte non hanno detto che il M5S era favorevole

La linea sul referendum smentisce il Movimento di ieri: più che giustizia, è solo anti-Meloni

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

C’è qualcosa che non torna nel racconto di Giuseppe Conte sul referendum sulla giustizia. E più prova a irrigidirsi sul fronte del No, più affiora un cortocircuito politico che somiglia molto meno a una battaglia di principio e molto di più a un riflesso condizionato contro il governo di Giorgia Meloni. E se nel Partito democratico ci si poteva attendere qualche fibrillazione riformista, nel mondo ex e post-grillino il terremoto era meno prevedibile. E invece eccolo lì: una sequenza di crepe che raccontano più di mille dichiarazioni ufficiali.

Partiamo dalle parole di Conte a Repubblica, che non lasciano spazio a interpretazioni: per lui “lo scopo di questa riforma, come ha detto Nordio, è proprio quello di proteggere chi è al governo dalle inchieste della magistratura, disarticolandola e indebolendola con i due Csm, il sorteggio puro e la corte disciplinare”. E ancora, rispondendo al premier: “Ultima occasione per riformare la giustizia? Anche questo è un bluff, se andremo al governo riformeremo noi la giustizia, senza stravolgere la Costituzione ma intervenendo su ciò che serve davvero per renderla più efficiente e garantire un giusto processo ai cittadini. Cosa che questa riforma non fa, considerando che non c’è un euro per migliorare il comparto giustizia”.

Parole nette, dure, perfettamente allineate a una linea politica di opposizione frontale. Ma è proprio qui che il castello inizia a scricchiolare. Perché mentre Conte costruisce il racconto di una riforma “pericolosa”, dentro il suo stesso mondo politico emergono voci, ricordi e soprattutto contraddizioni difficili da archiviare. Il caso più recente è quello di Roberto Traversi, ma non è isolato. È solo l’ultimo di una lista che cresce giorno dopo giorno, come in una versione aggiornata di “Dieci piccoli indiani”. Prima di lui ci sono stati altri segnali, più o meno espliciti. E soprattutto c’è un dato politico che pesa come un macigno: il sorteggio del Csm, oggi indicato come uno degli elementi più critici della riforma, era parte integrante della cultura e delle proposte del Movimento 5 Stelle.

Lo ricorda senza troppi giri di parole Danilo Toninelli, che ammette il dilemma: tecnicamente sarebbe da votare Sì, politicamente No. Una frase che vale più di un editoriale, perché fotografa esattamente il punto: la scelta non è più giuridica, ma politica. E la politica, in questo caso, coincide con la necessità di non concedere nulla al governo in carica.

Leggi anche:

Non è solo Toninelli. Tra gli ex, anche Francesco D’Uva ricorda che il sorteggio era stato proposto proprio dai 5 Stelle all’indomani del caso Palamara. Una misura pensata per spezzare il peso delle correnti, per riportare equilibrio, per incarnare quel principio dell’uno vale uno che è stato per anni il marchio identitario del grillismo. E oggi? Oggi quella stessa idea diventa improvvisamente un pericolo per la democrazia.

E risulta dunque difficile affermare che il No del Movimento 5 Stelle, più che una posizione sulla riforma, appare sempre di più come una postura politica. Una scelta identitaria, quasi riflessa, che trova la sua ragion d’essere non tanto nei contenuti della riforma, quanto nella necessità di colpire l’avversario. In fondo, la contraddizione è tutta qui: ciò che ieri era considerato uno strumento di trasparenza e riequilibrio, oggi diventa un attacco alla magistratura. Ciò che prima era bandiera, oggi è bersaglio. Non perché sia cambiata la sostanza, ma perché è cambiato il contesto politico.

E allora forse la verità è meno nobile ma più semplice: il No di Conte non nasce dalla riforma, ma dal governo che la propone. Tutto il resto – le accuse, gli allarmi, i toni drammatici – serve a costruire una narrazione. Ma sotto quella superficie resta un dato difficile da ignorare: quando le idee coincidono ma le conclusioni divergono, spesso non è la giustizia a cambiare. È la politica.

Franco Lodige, 20 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Lui conserva tutto - Vignetta del 16/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lui conserva tutto

Vignetta del 16/05/2026