Non è più destra contro sinistra: la vera partita si gioca altrove

Il fattore che può cambiare tutto: così può nascere una nuova maggioranza in Italia

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meloni voto

C’è un elemento di cecità strategica che accomuna oggi tanto il centrosinistra quanto il centrodestra. Entrambe le coalizioni sono concentrate su formule, alleanze, perimetri: la costruzione del cosiddetto “campo largo” da una parte, le nuove alchimie interne alla maggioranza dall’altra. Ma mentre si discute di geometrie politiche già viste, si rischiano di ignorare variabili capaci di riscrivere completamente il quadro politico nazionale.

Il centrosinistra, dopo una lunga sequenza di tentativi falliti, prova ancora a costruire un’alleanza competitiva che possa battere la coalizione di governo. Il centrodestra, forte del risultato del 2022, ragiona invece su come replicare quel successo, limando tensioni interne e consolidando la leadership. È una dinamica apparentemente razionale, ma fondata su un presupposto sempre più fragile: che lo schema bipolare centrodestra-centrosinistra sia destinato a reggere anche nella prossima legislatura. Non è affatto scontato.

La legislatura che verrà, infatti, non sarà una legislatura qualunque. Sarà quella chiamata a eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, un passaggio cruciale della vita istituzionale del Paese che, per sua natura, spinge verso soluzioni meno ideologiche e più trasversali.

In un contesto del genere, due fattori rischiano di rendere obsoleta la logica degli schieramenti tradizionali. Il primo è il rischio di ingovernabilità. I sondaggi raccontano di due coalizioni sempre più vicine, con margini ridotti che potrebbero tradursi in maggioranze fragili, instabili, esposte a continui ricatti interni. In uno scenario del genere, la tenuta di blocchi rigidi potrebbe diventare un problema più che una risorsa. Potrebbe dunque emergere la necessità – o la convenienza – di maggioranze variabili, accordi trasversali, convergenze su singoli dossier, a partire proprio dall’elezione del prossimo Capo dello Stato.

Il secondo fattore è più incerto, ma potenzialmente dirompente. Chiamiamolo “fattore B”, dove B, stavolta, non sta per Silvio, ma per Marina Berlusconi. La primogenita del Cavaliere rappresenta, al tempo stesso, continuità e discontinuità: continuità con un mondo politico e culturale ben definito; discontinuità nei metodi, nello stile e, potenzialmente, negli obiettivi.

Un suo maggiore coinvolgimento – diretto o anche solo indiretto – nelle dinamiche interne di Forza Italia potrebbe avere effetti imprevedibili sugli equilibri politici nazionali. Non si tratterebbe semplicemente di rafforzare un partito esistente, ma di ridefinirne il ruolo: da forza ancillare all’interno del perimetro di un centrodestra a trazione Fratelli d’Italia a possibile perno di nuove maggioranze.

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Una Forza Italia ripensata potrebbe dialogare in modo più fluido con pezzi del centrosinistra moderato, con il mondo liberal-democratico, con quell’area centrista che da anni cerca, con affanno, rappresentanza senza mai trovarla stabilmente. In questo scenario, la contrapposizione frontale tra blocchi potrebbe lasciare spazio a configurazioni più mobili, meno ideologiche e più funzionali agli equilibri parlamentari. Non sarebbe la prima volta nella storia repubblicana, ma rappresenterebbe comunque una rottura rispetto alla situazione vigente.

Eppure, questo possibile cambio di paradigma resta largamente assente dal dibattito pubblico. Si continua a ragionare come se il futuro fosse una replica del passato recente, ignorando segnali che indicano invece una possibile trasformazione profonda dell’assetto politico nazionale. Anche perché la prossima partita non si giocherà solo sui rapporti di forza tra gli attuali schieramenti al momento del voto, ma sugli equilibri che emergeranno dopo il voto. Ed è in quella partita che gli schemi tradizionali potrebbero rivelarsi improvvisamente superati.

Salvatore di Bartolo, 24 aprile 2026

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