Politico Quotidiano

“Come dice Elly…”, “Vi vedo nervosi”. Le stoccate di Meloni a Schlein (e Conte)

Durante l'informativa alla Camera, lo show della premier contro le opposizioni. E la leader Pd invita i suoi alla calma

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Informativa dai toni politici accesi quella di Giorgia Meloni alla Camera dei Deputati, dove la presidente del Consiglio ha alternato la difesa dell’azione di governo a una serie di affondi contro le opposizioni, in particolare Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Non è mancato neppure un piccolo show, come quando la premier s’è rivolta alla sua maggioranza invitandola a ridurre gli applausi perché “regà è ancora lunga” oppure all’opposizione, punzecchiandola per i troppi borbottii mentre elencava i provvedimenti messi in campo sul tema della sicurezza (“vi vedo nervosi, colleghi”).

Ma andiamo alla cronaca. Il primo bersaglio delle stoccate meloniane è Giuseppe Conte, chiamato in causa sul tema delle evocate dimissioni del governo a seguito della sconfitta al referendum sulla giustizia. “Probabilmente ci sarebbe convenuto sul piano tattico – dice Meloni – invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa, sulla divisione delle forze di opposizione, e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno”. Ma questo, spiega la premier, in realtà è “esattamente lo scenario che l’opposizione teme di più, tanto che definisce questo governo un ‘pericolo per l’Umanità’ ma non ne invoca le dimissioni”. Il riferimento, neppure troppo velato, è all’intervista del leader del M5S che invitava il governo, pur considerandolo perdente, a non dimettersi per “vigliaccheria”. “Posizione bizzarra”, riconosce Meloni, da parte di chi “evidentemente ostenta una sicurezza che non ha”. In ogni caso, l’esecutivo non intende gettare la spugna. “Non temete. Ci siamo presi l’impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile, siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile”.

Nel passaggio sulla politica estera, Meloni respinge le accuse di subalternità agli Stati Uniti e coglie l’occasione per una nuova stoccata, ancora indiretta, all’ex premier. “La collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte”, premette, aggiungendo: “Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”. Quindi il riferimento ai governi precedenti, accusati di non aver colto il cambio di strategia geopolitica americana (addio all’Europa e attenzione rivolta all’indo-pacifico), preferendo accontentarsi dei “tweet di endoresment” che arrivavano dalla Casa Bianca: un passaggio che in molti hanno letto come un chiaro richiamo alla stagione di Conte e all’ormai storico cinguettio sull’amico “Giuseppi” vergato da Trump.

Non meno diretto il confronto con Elly Schlein. Per ben due volte Meloni si è rivolta direttamente alla leader del Partito Democratico che, a differenza di Conte, è stata citata espressamente dalla leader di Fratelli d’Italia. Parlando del rapporto tra Europa, Italia e Stati Uniti, dove Roma sta cercando di tenere insieme un’Alleanza ormai quasi centanaria, la premier prende in prestito uno dei ritornelli della leader dem. “Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara alla Schlein, che noi siamo testardamente unitari”, osserva Meloni, per poi aggiungere: “E se lei può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo”. La “citazione”, riportano le agenzie, avrebbe strappato alla leader del Pd un sorriso.

L’ultima stoccata riguarda invece sui dati economici e del lavoro. “Schlein ripete in tv che da quando governa il centrodestra è aumentata la precarietà. Una menzogna verificabile”, attacca la presidente del Consiglio. E incalza: “Quando si mente è perché si ha paura. Il lavoro stabile è aumentato, la sinistra lo rivendicava e la destra lo ha fatto. Non lo dico io, ma l’Istat”.

Franco Lodige, 9 aprile 2026

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