
Le immagini del disordine scoppiato a Torino raccontano l’ennesima giornata di guerriglia urbana orchestrata dai professionisti del tumulto, realtà come Askatasuna e l’area antagonista che da anni confondono deliberatamente il dissenso con la violenza. La mobilitazione contro lo sgombero di un immobile occupato illegalmente da tempo si è trasformata nell’ignobile messa in scena di devastazioni, assalti e scontri, l’espressione più evidente di un teppismo anarcoide che nulla ha a che vedere con la protesta democratica.
Tra le scene più gravi, l’aggressione vile contro un giovane poliziotto, accerchiato e colpito da un branco di facinorosi. Quel ragazzo in divisa non rappresenta soltanto se stesso: incarna lo Stato, la legge, la sicurezza dei cittadini. Vedere una violenza così accanita contro un servitore dello Stato dovrebbe suscitare una condanna corale, netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche.
Perché qui non siamo di fronte a rivendicazioni sociali, ma a un radicalismo ideologico che contesta l’applicazione della legge continuando sistematicamente a violarla, con la furia belluina di chi considera lo Stato e i suoi rappresentanti un nemico da abbattere. Questa non è conflittualità politica: è eversione.
Non si può concedere alcuno spazio di legittimità a simili comportamenti. E chi, anche a sinistra, continua a coccolare o giustificare gli ambienti del ribellismo antagonista si assume una responsabilità politica e morale precisa, offrendo copertura — se non complicità — a una spirale di violenza che mina le basi stesse della convivenza democratica. Ancora più inquietante è scoprire la presenza, in quella manifestazione, di un parlamentare dell’estrema sinistra: una scelta che impone una seria riflessione sulle ambiguità e sulle responsabilità di certa rappresentanza politica.
Non è difficile prevedere che non mancheranno letture indulgenti da parte di certa stampa militante che, pur di alimentare un clima di ambiguità, proverà a relativizzare quanto accaduto. C’è sempre chi, di fronte a episodi così gravi, ricorre a comode ipotesi cospirazioniste o alla teoria dei “pochi infiltrati”, nel tentativo di attenuare le responsabilità politiche e organizzative del gruppo e di derubricare la violenza a semplice incidente. Una narrazione utile solo a spostare l’attenzione dai fatti: la devastazione non è stata episodica né accidentale, ma il risultato prevedibile di una mobilitazione costruita e rivendicata.
Bene ha fatto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a rendere omaggio ai poliziotti aggrediti con una visita presso l’ospedale di Torino dove sono stati ricoverati: un gesto di vicinanza concreta e di rispetto istituzionale che riafferma un principio semplice ma decisivo, ovvero che stare dalla parte dei servitori dello Stato significa stare dalla parte della democrazia.
La difesa dello Stato di diritto non è un’opzione ideologica: è il presupposto minimo della convivenza civile. E su questo non dovrebbero esistere zone grigie.
Andrea Amata, 2 febbraio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).