Gli accadimenti degli ultimi anni impongono riflessioni profonde su come il mondo si sia organizzato per una convivenza civile tra i popoli. Le guerre sono sempre state una costante nel mondo, dalla notte dei tempi, da quando esiste il cosiddetto “homo sapiens” si è sempre combattuto tra individui pensanti della stessa specie per motivi di sopravvivenza, nelle ere più antiche; man mano che la erroneamente definita civiltà si è evoluta anche le ragioni in nome delle quali scatenare una guerra si sono “evolute”.
Inizialmente era la mancanza di cibo, poi il dominio dei territori, la sete di potere, l’imperialismo, il controllo delle risorse naturali, l’avidità e così via fino a far scattare scintille che si tramutano in guerre istantanee in nome di religioni (che dovrebbero puntare tutte allo stesso ed unico Dio) o per difendere i “diritti umani” che è l’ultimo cavallo di battaglia di cui i finti democratici si riempiono la bocca (e le piazze).
Homo homini lupus
Purtroppo è così, gli umani non sono altro se non una specie animale evoluta e il loro istinto, sebbene dotato di ciò che comunemente identifichiamo come intelletto, è comunque “programmato”, come nel mondo animale, per difendere sé stessi e la loro specie (leggi etnie o nazioni in chiave moderna) da eventuali nemici o usurpatori, anche presunti, che possano mettere in pericolo la prosecuzione della specie, sempre intesa in chiave moderna come sopra. La differenza fondamentale è che nel mondo animale le leggi non scritte si rispettano ed i loro relativi “mondi” funzionano alla perfezione, chi non si adegua viene escluso o “eliminato” perché costituisce un danno per la comunità. Ciò che accade, invece, nel mondo degli umani è che le leggi scritte, allo scopo di darsi un’organizzazione, non si rispettano e, di fatto, si vive in una costante e pericolosa anarchia che, in nome dei citati ed inflazionati diritti umani, difesa della democrazia o della sopravvivenza di una nazione o etnia, si “legittimano o autorizzano” interventi militari come se fossero prassi consolidata per la risoluzione di criticità e controversie che affliggono il pianeta.
Le organizzazioni internazionali.
Veniamo alle note dolenti… istituzioni come ONU, FAO, UNESCO, OMS, “tribunali internazionali” e così di seguito, sono state fondate proprio per dare un’organizzazione globale al genere umano a prescindere da nazione di appartenenza, etnia, credo religioso, colore della pelle, orientamento sessuale, virus e pandemie, cibo e, soprattutto, per garantire le libertà fondamentali di ogni individuo e garantire una civiltà (anche nel senso letterale del termine) basata su princìpi democratici. Questa sarebbe la teoria, la pratica, o realtà, invece, è ben diversa dai buoni propositi su cui tutte queste organizzazioni sono state create, e mette a nudo tutta l’imperfezione e l’innato istinto prevaricatore caratteristica fondamentale degli umani nonostante l’intelletto. Le Nazioni Unite, ad esempio, avrebbero il compito di vigilare, garantire, ed eventualmente intervenire (visto che esiste anche un esercito) al fine di evitare conflitti, popolazioni oppresse e prevaricazioni ma… sappiamo tutti che, ormai, è ridotta ad un’associazione attraverso cui i più forti esercitano il controllo del pianeta a danno dei più deboli.
La legge del più forte
Sic stantibus rebus, ovvero, se non esiste un’organizzazione in grado di mantenere le popolazioni del pianeta entro i limiti del rispetto dei diritti umani e garantire un livello di civiltà che ci si attende da esseri pensanti… perché ci si meraviglia che leader di superpotenze si arroghino il diritto di esportare la democrazia nel mondo o perseguire i propri interessi per difendere la propria “specie”? Perché si resta sorpresi e ci si indigna se establishment di governi di nazioni decidono di essere la “polizia del pianeta? È tutto assolutamente naturale, sono le medesime dinamiche del mondo animale (da cui discendiamo) nonostante le leggi scritte e l’intelletto di cui siamo dotati, in barba a chi sostiene che il progresso significa civiltà. Le cosiddette sfere d’influenza che prevaricano i semplici interessi mirati a scambi commerciali o approvvigionamento di risorse naturali, sono proprio frutto della mancanza di autorevolezza e neutralità delle citate organizzazioni internazionali (sorvolo sul fenomeno corruzione) che non sono altro che carrozzoni di facciata attraverso cui si distribuiscono risorse a chi decidono in pochi.
La forza per garantire la democrazia non è “fascismo”
Alla luce di questo stato di cose è doveroso rammentare che le democrazie, reali e compiute (contrariamente a ciò che accade proprio nel mondo animale) devono avere tre caratteristiche, ossia: regole, le famose leggi scritte, cittadini istruiti eticamente che sono consci che la loro libertà finisce dove inizia quella degli altri e, infine, organismi che garantiscano il rispetto delle regole anche con la forza se necessario, ciò che comunemente chiamiamo “polizia e sistema giustizia”.
Far rispettare le leggi sarebbe “fascismo”? “Deriva autoritaria”? O idiozie simili che ascoltiamo tutti i giorni da esponenti che più che politici definirei di associazioni a delinquere, considerando le dichiarazioni rilasciate (velatamente) in favore di Hamas, Maduro, immigrati stupratori e rapinatori e simili “amenità”. Pertanto, o il mondo si riorganizza tenendo ben saldi i principi del vivere civile, demandando la tutela dell’ordine mondiale alle Nazioni Unite, restituendole forza ed autorevolezza, o si accetta che Trump, ad esempio, vada in Venezuela ed estirpare con la forza un tiranno oppressore, o che la Cina abbia mire su Taiwan, e tutto ciò che è accaduto in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Serbia e Medio Oriente o che chiunque decida di “esportare la democrazia”.
Morale della favola
Bisogna comprendere che la democrazia (reale) sarà un’utopia finché ogni individuo non sarà in grado di discernere il bene dal male, i tornaconti personali dal bene della collettività ed i danni causati dalla mancanza di coscienza del significato intrinseco del diritto di voto. Gli antichi greci, cui ancora ci rifacciamo, sostenevano, a ragion veduta, che la democrazia non era la miglior forma di governo, proprio in virtù di quanto esposto, ed avevano, ragione da vendere. In presenza di masse incolte non si può lasciare il governo di una nazione, collettività o in qualsiasi modo la vogliate chiamare, al primo “eletto” perché sarà un incapace ed incolto come i suoi elettori. Ecco, quindi, la tesi dei “regimi” definiti “autoritari”, che i greci denominavano degli “illuminati o saggi” che avvalora la caratteristica utopistica del concetto di democrazia reale e compiuta.
Consentitemi, infine, una nota di carattere personale, secondo voi perché amo gli animali (nello specifico i gatti) e sempre meno la socialità? Semplicemente perché mi hanno “insegnato” cosa siano pazienza, perseveranza e rispetto delle gerarchie e delle leggi non scritte; ciò che invece vedo negli umani (con le dovute eccezioni) sono scorciatoie, disonestà, egoismo,
presunzione e propensione all’appropriazione indebita.
Antonino Papa, 12 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


