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Obama, l’Iran e la bomba atomica: questo video imbarazza i dem

Sinistra mondiale senza vergogna, quando l'ex presidente Usa minacciava l'Iran tutti muti

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Nella Storia degli Usa, Repubblicani e Democratici si sono quasi sempre trovati concordi a per quanto concerne i conflitti internazionali, al fine di perseguire la linea più congrua per gli interessi dello Stato. In questi giorni risulta difatti emblematico un discorso di Barack Obama risalente al 2015: in merito all’allora siglato JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), l’accordo di non proliferazione nucleare con l’Iran, il due volte presidente Usa avvertiva che, in caso di violazione da parte di Teheran, lui o un futuro presidente avrebbero dovuto considerare azioni militari per prevenire un’arma nucleare iraniana.

Oggi, nel 2026, con l’amministrazione Trump che ha lanciato attacchi congiunti con Israele contro l’Iran, eliminando il leader supremo Ali Khamenei e scatenando un conflitto, le parole di Obama sembrano profetiche. Eppure, un’enorme fetta dei Democratici si oppone strenuamente a questo intervento militare, rivelando un’incoerenza che sembra motivata più dal desiderio di screditare i Repubblicani che da una vera agenda internazionale.

Nel discorso all’American University del 5 agosto 2015, l’ex presidente sottolineava che senza l’accordo l’Iran avrebbe accelerato il suo programma nucleare, portando a una situazione in cui “le stesse voci ora contrarie a questo accordo avrebbero richiesto al presidente dei bombardamenti contro le strutture nucleari”. Affermava dunque che la scelta fosse tra la diplomazia o una qualche forma di guerra, “forse non domani, forse non tra mesi, ma presto”. In una dichiarazione precedente però, nel 14 luglio 2015, Obama chiariva che se l’Iran avesse violato l’accordo, l’opzione militare sarebbe stata da valutare. Queste parole erano legate all’ipotesi del fallimento della diplomazia e alle ambizioni nucleari iraniane.

Dopo 11 anni, il contesto è cambiato drasticamente: Trump, notando gli scarsi risultati dell’accordo, ha abbandonato il JCPOA, imponendo sanzioni e aumentando le tensioni. E così in un crescendo di preoccupazione si è giunti a tempi più recenti: l’estate scorsa, dopo anni di negoziati falliti, un attacco mirato con bunker buster condotto dagli Stati Uniti ha colpito i centri di sviluppo nucleare. Ma ciò non è bastato e pochi mesi dopo, sabato scorso, è arrivato l’attacco massiccio al regime iraniano che costituisce una vera e propria guerra.

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L’amministrazione Trump giustifica l’azione come necessaria per prevenire un’arma nucleare e rovesciare un regime oppressivo, citando minacce imminenti e massacri interni in Iran. Questo riecheggia effettivamente gli avvertimenti di Obama: senza azione, l’Iran avrebbe potuto ottenere un’arma nucleare, scatenando una corsa agli armamenti regionale e imponendosi come leader incontrastata nella regione.

Tuttavia, nonostante Trump abbia fondamentalmente seguito i precetti del suo predecessore, l’opposizione democratica in questi giorni è fortissima: leader come Chuck Schumer e Hakeem Jeffries condannano il tycoon per non aver consultato il Congresso, definendo gli attacchi “illegali” e spingendo per una risoluzione per limitare ulteriori azioni. Poi, sempre fra le fila dei democratici, i progressisti estremi come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez gridano “no alla guerra con l’Iran”, etichettandola come incostituzionale e catastrofica. Anche Kamala Harris si oppone a quella che sostiene essere “una guerra per il cambio di regime”. Eppure alcuni (pochissimi) Democratici pro-Israele esprimono sostegno, lodando Trump per difendere la sicurezza nazionale.

Questa spaccatura evidenzia l’incoerenza della sinistra (a dirla tutta non soltanto americana, ma anche europea): in prima linea per i diritti, ma mai al fianco dei popoli davvero vessati se questo significa dare ragione alla destra. Un atteggiamento ridicolo, fazioso e finto. Invece di riconoscere che le azioni di Trump incarnano gli avvertimenti di Obama, i Democratici si concentrano su procedure e autorizzazioni congressuali, ignorando la tremenda minaccia del regime. In aggiunta, altri critici evocano la paura di un impantanamento in stile Iraq. Ma questa sarebbe una tremenda banalizzazione: innanzitutto perché Trump non ha mai affermato che l’operazione evolverà in un boots on the ground, quindi non ci saranno truppe terrestri schierate. In secondo luogo perché l’inerzia sull’Iran potrebbe portare a conseguenze peggiori, proprio come temeva Obama.

Insomma, pur di screditare la destra liberale e l’Occidente, la sinistra internazionale farebbe e sta facendo di tutto, persino fiancheggiare subdolamente un regime sanguinario e liberticida.

Alessandro Bonelli, 4 marzo 2026

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