Politico Quotidiano

Perché è a Milano che si fa il centrodestra

L'ipotesi di Carlo Cottarelli, gli equilibri della coalizione, il laboratorio politico: cosa c'è dietro le manovre sotto la Madonnina

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C’è un fil rouge che unisce le trattative all’ombra della Madonnina per le prossime elezioni comunali alle prossime elezioni politiche. La probabile convergenza sul nome di Carlo Cottarelli a Milano potrebbe non essere soltanto una mossa tattica per conquistare Palazzo Marino. Il capoluogo lombardo potrebbe infatti trasformarsi in una sorta di laboratorio politico, il luogo in cui si sperimentano gli equilibri del prossimo governo del Paese.

L’idea è tanto lineare quanto politicamente significativa: l’asse che si sta costruendo attorno all’ex commissario alla Spending Review, e che vede dialogare Azione, Forza Italia e l’intera coalizione di centrodestra, non rappresenterebbe un’eccezione locale, bensì il prototipo di una possibile alleanza in vista delle prossime elezioni politiche. Una strategia di allargamento verso il centro, ritenuta essenziale per consolidare la governabilità e aumentare le possibilità di vittoria.

L’effetto Vannacci e la necessità di un riequilibrio

Per comprendere la logica di questo schema occorre osservare ciò che sta accadendo sul versante destro della coalizione. La crescita del consenso attorno al partito di Roberto Vannacci sta ridefinendo gli equilibri interni del centrodestra, intercettando una quota crescente di elettorato.

Questo fenomeno produce un effetto ambivalente: da un lato rafforza la mobilitazione dell’elettorato più radicale; dall’altro rischia di allontanare una parte del Paese composta dalla borghesia produttiva, dai moderati e dal ceto medio, creando un vuoto nell’area centrista e rendendo più complessa la costruzione di una maggioranza ampia e stabile.

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È qui che entra in gioco il “Laboratorio Milano”. L’innesto di forze centriste e liberali — con Azione di Carlo Calenda in primo piano, ma guardando anche a personalità della galassia riformista come Luigi Marattin e Pina Picierno — risponderebbe proprio a questa esigenza. L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di ampliare il consenso sul piano numerico, ma anche di riequilibrare la coalizione verso il centro, intercettando un elettorato moderato, europeista e pragmatico.

Verso un nuovo modello di centrodestra

Se questa lettura dovesse trovare conferma, il “Laboratorio Milano” potrebbe anticipare un centrodestra diverso da quello conosciuto finora: una coalizione a trazione conservatrice-liberale, ma con un baricentro più spostato verso il centro. In questo scenario, le forze centriste non sarebbero semplici alleati di complemento, bensì la vera polizza assicurativa della stabilità politica, economica e del posizionamento internazionale dell’Italia.

Se a Milano questa operazione dovesse andare in porto, superando veti e logiche di corto respiro, l’eventuale accordo su Carlo Cottarelli potrebbe essere ricordato non soltanto come un’intesa per Palazzo Marino, ma come il primo tassello di un nuovo modello di coalizione destinato a misurarsi, già dalle prossime elezioni politiche, sulla scena nazionale.

Salvatore Di Bartolo, 6 luglio 2026

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