Si era detto che la politica milanese non interessava a nessuno, ma è evidente che non è così, considerato che tra autocandidati, candidati da altri, proposti ma non candidati eccetera siamo a decine di persone in campo per il post-Beppe Sala. E peggio ancora sarà per la Regione, alla fine dell’anno prossimo. E’ normale, ed è bello che sia così: quando finiscono cicli lunghi come questi due, che sono decennali, molti vogliono essere protagonisti del periodo che va a cominciare.
Certo, alcune stranezze ci sono. Come per Carlo Cottarelli, senatore eletto dal Partito Democratico, sempre nell’alveo del centrosinistra, uno che ha fatto delle parole “spending review” il proprio mantra (tradotto: tagli). Nel 2014 litigò con Renzi proprio su questi tagli. Recentemente ha criticato la svolta a sinistra di Schlein, e si è detto centrista. E così è stato recuperato da Antonio Tajani. Ma chi l’ha suggerito a Tajani e lo sta spingendo? Letizia Moratti. E’ l’ex sindaco di Milano che lo vorrebbe come suo successore dopo 15 anni di interruzione di governo del centrodestra.
Il problema è che a Cottarelli, ufficialmente, pare non glielo abbia chiesto nessuno. E così si arriva al paradosso: Forza Italia propone Cottarelli, ex commissario per Letta silurato da Renzi, ex eletto tra le fila del Pd – al quale nessuno l’ha chiesto ufficialmente – per sancire una alleanza con Carlo Calenda che però è invisa alla Lega e pure a buona parte di Fratelli d’Italia. E’ un modo di procedere. Ne propongo però un altro, modello esame di giornalismo: scriva il candidato 3600 battute inclusi spazi su una idea forte della città del futuro che vorrebbe proporre alla cittadinanza motivando perché la maggior parte dei partiti della propria area politica dovrebbero votarla. Scommetto che il numero dei pretendenti scenderebbe, e di molto.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


