Politico Quotidiano

Primavalle, La Russa durissimo: “Bestiale violenza comunista. Mai vista una cosa così”

Il presidente del Senato ricorda i fratelli Mattei: "Ci sono state vittime anche a sinistra? Sì. Ma nessuna bestialità come questa"

Ignazio La Russa durante le consultazioni
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Oggi non se ne parlerà molto perché i grandi giornali sono tutti in sciopero, ma domani le parole di Ignazio La Russa – seconda carica dello Stato e presidente del Senato – vedrete che faranno discutere. Oggi infatti l’esponente di FdI è andato alla cerimonia di commemorazione del 53esimo anniversario della Strage di Primavalle, a Roma, il rogo dove persero la vita Stefano e Virgilio Mattei, e non ha usato mezzi termini per accusare la “bestiale violenza comunista”. Non un “generico odio politico”, come tante volte si cerca di edulcorare la pillola. Ma “bestiale violenza comunista”.

La tragedia del rogo di Primavalle ebbe un impatto enorme sulla politica del tempo. Mario Mattei, segretario locale del MSI, si salvò buttandosi dal balcone insieme alla moglie e ai due figli più piccoli. Virgilio e Stefano, rispettivamente di 22 e 10 anni, non riuscirono a salvarsi. Per l’incendio furono condannati Achille Lollo e altri due esponenti di Potere Operaio.

“Io c’ero. Purtroppo o per fortuna, non lo so – ha detto La Rissa – Con quelli della mia generazione eravamo già militanti quando arrivò la notizia di questa bestiale violenza comunista, che aveva tolto la vita a un ragazzino, al fratello e aveva cercato di far bruciare viva l’intera famiglia. Era un altro salto di qualità in negativo di quella violenza che si abbatteva sull’Italia di quegli anni”. A Primavalle La Russa riconosce che “ci sono state vittime anche a sinistra”, certo, “ma nessuna bestialità enorme come questa violenza c’è mai stata”. “Ecco perché dopo 53 anni siamo ancora qui – ha aggiunto – con la stessa emozione, con la stessa vicinanza alla famiglia e alla sorella, con lo stesso ricordo dei genitori di questi due ragazzi, che non si allontanarono dal loro impegno politico. Questa è una cosa che non ricordiamo spesso: non avrebbero voluto, ma diventarono un simbolo della capacità di non piegare la testa, non arrendersi. Siamo qui sperando che la memoria copra tutte le violenze, tutti gli odi, li plachi. Ma se ci guardiamo intorno vediamo che il cammino è ancora molto, molto lungo. Il che non ci impedisce di cercare di essere almeno noi a percorrerlo. È quello che vogliamo fare”.
Anche Giorgia Meloni ha voluto ricordare la strage. “Dieci e ventidue anni. Avevano queste età Stefano e Virgilio Mattei il 16 aprile 1973, quando rimasero uccisi, bruciati vivi di notte nella loro casa, stretti in un abbraccio mentre cercavano di salvarsi”, ha scritto la premier sui social. “Due vite innocenti spezzate in modo atroce senza alcuna ragione, se non l’odio politico e ideologico di chi appiccò quel rogo: tre militanti di Potere Operaio che volevano intimidire Mario Mattei, padre di Stefano e Virgilio, ‘colpevole’ solo del suo impegno politico.  Una tragedia che segna una delle pagine più buie degli anni di piombo e che ci mostra dove può arrivare la violenza quando sostituisce il confronto. Ricordare oggi la barbarie del rogo di Primavalle  non è solo un esercizio di memoria, è un modo per rendere omaggio a Stefano, Virgilio e tutte le vittime di quegli anni – di qualunque colore politico – e condannare senza ambiguità ogni forma di violenza politica. Affinché certi drammi non si ripetano mai più”.

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