Politico Quotidiano

Pure Repubblica scarica Ranucci: “Ci vuole un limite al complottismo”

La teoria cospirazionista del conduttore di Report sulla "regia" dietro Lavitola non convince nemmeno il quotidiano amico

Sigfrido Ranucci
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Non avranno scomodato Topo Gigio, come abbiamo fatto noi con Max del Papa. Però finalmente anche Repubblica s’è accorta che a tutto c’è un limite. Anche al ridicolo. Anche al cercare complottoni dove non ve ne è al momento traccia, come nel caso della “bomba d’amore” che Valter Lavitola ha confessato di aver messo per aiutare Sigfrido Ranucci (ad avere una scorta maggiore o a scendere in politica, questo è ancora da chiarire).

Oggi, un po’ nascosto, almeno nella sua versione online, il quotidiano diretto da Stefano Cappellini ha messo per iscritto ciò che molti hanno pensato ieri leggendo le dichiarazioni rilasciate dal conduttore di Report sulla “regia” che ci sarebbe dietro a Valter Lavitola. “Per unire questi puntini a quelli rivelati dall’inchiesta della magistratura – si legge – ci manca un pezzo, e la proposta di Ranucci, di riempire il pezzo mancante con: un piano mondiale, un disegno trumpiano di delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, con noti terminali dell’informazione controllati dalla destra italiana e il piano Rinascita di Licio Gelli è forse troppo”.

Troppo. Ecco. “Ovviamente, Ranucci ha tutto il diritto di farsi un’opinione, e anche quello di considerarsi vittima non delle smodate ambizioni di un amico disinvolto, ma di un losco e vasto disegno che coinvolge i giornali della destra e i social manovrati dalla destra Usa e da Netanyahu – aggiunge Massimo Adinolfi – Ma tra i molti modi con i quali logici e retori pesano la qualità di un argomento sta anche questo: se prova troppo, se dentro ci finisce tutto, e se per infilarci tutto si sorvola su fatti e circostanze, è difficile che sia un buon argomento”.

Per carità. Da Lavitola ci si può attendere di tutto. Anche l’improbabile complottone che lo vedrebbe come cavallo di Troia manovrato dalla destra per intortare Sigfrido con una finta amicizia e poi azzopparlo. “Ma che necessità c’è di scomodare ipotesi complottiste internazionali, e di tirare in ballo Donald Trump e Steve Bannon, Jeff Bezos e Peter Thiel e i maneggi della destra israeliana e le reminiscenze della loggia P2? – si chiede Repubblica – In questi termini, anche il mio vicino di ombrellone che prova a curiosare mentre scrivo queste righe potrebbe essere la lunga manus di chissà quale onnipervasivo potere globale. Quello che spiega tutto, difficilmente spiega qualcosa. Anzi: in genere non spiega un bel nulla. Ma è una capacità innata dell’uomo di poter creare, a partire da un gruppo fisso di regole linguistiche, un numero infinito di frasi ben connesse le une alle altre, e con quelle arrivare in capo al mondo, e insomma tirar dentro la qualunque”.

Insomma: “Unire i puntini si può, forse si deve, ma con qualche sobrietà in più, distinguendo quello che sappiamo da quello che crediamo, quello che possiamo dimostrare da quello che ci piace ipotizzare, e quello che è stabilito da quello che vorremmo proprio che lo fosse”. Il resto sembra più “fumo negli occhi”. “Sappiamo che certi esponenti politici della maggioranza considerano Report cattivo giornalismo e lo chiuderebbero domani mattina, se potessero. Ma questo li mette in collegamento con Lavitola e le sue trame? Ci autorizza a tirare in ballo vecchi fantasmi italiani (Gelli) e nuovi incubi contemporanei (Trump), tutti insieme appassionatamente? Anche meno, direi”.

Anche sul Lavitola “caso psichiatrico”, Adinolfi ci va giù duro. “Ma è strano che di un suo amico fraterno, con cui aveva strette consuetudini, si accorga solo ora che con la testa non deve star benissimo. È possibile; ma fa strano che su quello di cui non sappiamo nulla e che è più lontano — mandanti di mandanti e altre cospirazioni — Ranucci creda di poter dire di tutto, mentre di quello che è più vicino e almeno in parte accertato non ci dica praticamente nulla. C’è una bilancia della giustizia, e ancora non sappiamo da quale parte penderà. Ma c’è pure una bilancia delle parole, a cui occorrerebbe dare il giusto peso”. Colpito e affondato.

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