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Quando c’era LVI non prendevano manco un voto

Matteo Renzi incassa la sconfitta di Venezia. Era andato in laguna a sostenere il candidato del campo largo, ma...

Matteo Renzi cartelloni treni Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Tutti a ridere del generale Roberto Vannacci, che a Venezia, la città più importante andata ieri al voto, ha preso meno di mille voti, per un magrissimo zero virgola per cento. Ok. Però, visto che la città lagunare era data da tutti i sondaggisti e dai grandi commentatori come più che contendibile — a dire il vero quasi sicuramente destinata alla vittoria del centrosinistra — a sorprendere non è tanto lo scarso appeal di Futuro Nazionale, quanto il fatto che, nonostante le grandi interviste e le roboanti campagne elettorali anti-Meloni, alla fine Matteo Renzi abbia raccolto poco più, se non addirittura un po’ meno, del generalissimo.

I numeri non mentono mai. FnV ha racimolato 813 voti (0,74%), mentre la lista “Venezia Riformista” appena 1.446 (1,36%). Il doppio? Non esattamente, visto che l’ammucchiata centrista era composta da Psi, +Europa, Radicali Venezia Riformista e Italia Viva: in pratica, fatta la media, parliamo di 360 voti a partito. Spicciolo più, spicciolo meno. Quindi la metà del vannacciano.

Eppure Matteo Renzi è da settimane che naviga sulla cresta dell’onda comunicativa. Tutti lo intervistano. Tutti lo ascoltano. I grandi notisti politici lo apprezzano, vista la sua spigliata capacità comunicativa. Italia Viva ha imbroccato una campagna mediatica, complice anche l’autogol di Fratelli d’Italia, piazzando qua e là qualche cartellone sul “quando c’era lei”, intesa Meloni, elencandone i demeriti politici. Il punto è che, come tutte le onde, sale, sale e poi alla fine si rivela per ciò che è: acqua. E infatti, benché Matteo rivendichi le “vittorie” di ieri alle amministrative (“I primi dati dicono che abbiamo triplicato gli eletti, molto bene!”; “Il centrosinistra recupera da subito Pistoia, Avellino e forse Agrigento… Per capire chi avrà vinto e chi avrà perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni”), la verità è che la sconfitta di Venezia brucia come non mai.

C’era anche Renzi, infatti, tra i leader nazionali calati in laguna a sostenere Martella. Tutti sapevano che quella era “la” sfida, l’unica che contasse davvero, per Schlein addirittura capace di dare la spallata definitiva al governo Meloni. Diceva l’ex premier: “La partita più importante è quella di Venezia, dove Italia Viva sostiene Andrea Martella e il centrosinistra. Andrea sarà un ottimo sindaco per questa città patrimonio del mondo”. Le cose sono andate malino. Perché quando c’era LVI, poi, non è che i voti arrivassero a fiotti…

Il Corsaro Nero, 26 maggio 2026

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