Che cos’è la sinistra? È il mostro che dicono di combattere.È quella parte politica che troppo spesso sembra avere una tolleranza infinita per l’illegalità, purché l’illegalità possa essere ricondotta a una presunta “ingiustizia sociale”. È il riflesso automatico di chi, davanti a un reato, cerca prima la giustificazione e poi, forse, la responsabilità.
Sono i “compagni che sbagliano”, le attenuanti infinite, il contesto sociale elevato a lasciapassare morale. Perché quando il colpevole appartiene alla parte ideologica giusta, tutto diventa più complicato, più sfumato, più comprensibile. Quando invece a pensarla diversamente è qualcun altro, improvvisamente non servono sfumature: basta una parola. Fascista.
È questa la grande contraddizione: proclamarsi paladini della diversità e poi considerare ogni opinione non conforme come una minaccia, un rigurgito fascista, qualcosa da delegittimare anziché da discutere. E poi c’è l’immigrazione, affrontata troppo spesso con una logica nella quale accoglienza e regole sembrano diventare concetti incompatibili. Accogliere può essere un valore. Ma uno Stato serio deve anche sapere chi entra, perché entra, quali sono le regole e cosa succede quando quelle regole vengono violate.
Perché il welfare non nasce dal nulla. La sanità, la scuola, le pensioni, l’assistenza, le case popolari e tutti i servizi pubblici hanno un costo. Le risorse non sono infinite e uno Stato ha il dovere di governarle con responsabilità, garantendo diritti ma anche pretendendo doveri e rispetto delle regole. E soprattutto bisogna smetterla con l’idea che criticare l’accoglienza indiscriminata significhi odiare chi arriva da un altro Paese. Non è così. Si può avere rispetto per la persona e, contemporaneamente, pretendere legalità, integrazione, responsabilità e reciprocità.
Leggi anche:
- Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta
- Su Ceuta ci stanno mentendo spudoratamente
Non tutti quelli che arrivano sono delinquenti, naturalmente. Ma proprio per questo non ha senso né idealizzare né demonizzare: si valutano le persone per ciò che fanno, non per la narrazione ideologica che qualcuno costruisce intorno a loro.
Il problema, alla fine, è sempre lo stesso: una società senza regole non è una società più giusta. È semplicemente una società nella quale a pagare il prezzo del caos sono soprattutto quelli che rispettano le regole. E allora forse sarebbe il caso di smettere di distribuire patenti morali e cominciare a parlare di responsabilità. Di legalità. Di doveri oltre che di diritti. Di cittadinanza oltre che di appartenenza ideologica.
Perché combattere le ingiustizie non significa giustificare ogni comportamento. Difendere gli ultimi non significa dimenticare chi sostiene il sistema. Essere antifascisti non significa bollare come fascista chiunque dissenta. E avere compassione non significa rinunciare al buon senso. Che cos’è la sinistra? È il mostro che dicono di combattere.
Massimo Micheli,9 agosto 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


