Politico Quotidiano

Quando Prodi ipotizzava una “magistratura eversiva”

Il professore annuncia il suo No al referendum, eppure quando era premier...

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L’altra sera ospite da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, Romano Prodi ha annunciato che al referendum sulla giustizia voterà No, a lui la giustizia va bene così come è.

Legittimo, ovviamente, diciamo che è  anche un buon indizio per votare Sì.

Al di là di questa considerazione viene spontaneo ricordare che Romano Prodi Presidente del Consiglio, circondato da sciacalli in toga, aveva ben più di un dubbio sull’onestà del sistema giudiziario.

Prodi scriveva infatti il 25 gennaio del 2008, poche settimane prima di dovere dimettersi per il famoso avviso di garanzia al suo ministro della Giustizia: “…Se invece si verificasse che taluni magistrati utilizzino gli strumenti dell’investigazione e dell’azione penale fuori dai casi strettamente previsti dalla legge, magari con l’intenzione di ovviare a veri o presunti difetti di funzionamento del sistema politico-amministrativo o a casi di carenze di controlli o di insufficienza dei meccanismo di responsabilità di altro genere, allora saremmo ben al di là di un’opera di supplenza. Saremmo di fronte a fenomeni assai più gravi di vera e propria distorsione, per non dire di eversione, del tessuto istituzionale”.

Avete letto bene, Prodi non escludeva l’esistenza di una magistratura “eversiva”. Oggi, che potrebbe fargli comodo, sceglie di andarci a braccetto. Chapeau.

Alessandro Sallusti, 20 febbraio 2026

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