Le grafiche che vedete, riportano l’elenco dei 18 capoluoghi di provincia in cui si è votato e i 10 comuni più popolosi chiamati ad eleggere il nuovo governo cittadino. Dato che all’indomani del voto, c’è la solita corsa alle diverse interpretazioni, pur di poter arrivare a dichiararsi soddisfatti del risultato, mi sono preso la briga di far di conto, come si dice. Cioè sono andato a vedere nei singoli comuni riportati nelle grafiche, quale fosse il risultato conseguito dai sei partiti, tre per parte, che godono nei sondaggi di maggior gradimento, dove ne sia stato presentato il simbolo; FdI, Lega e FI da una parte, Pd, Avs e M5S dall’altra. Prima obiezione che mi aspetto: eh, ma alle amministrative spesso ci sono le liste civiche che fanno la differenza e che nascondono magari un partito che si è candidato non col proprio simbolo. Verissimo, ma dato che questo è un dato oggettivo, vale tanto da una parte, quanto dall’altra, per cui incide ovunque in egual misura. Seconda obiezione che mi aspetto: eh, ma hai guardato al massimo solo 18 comuni, quelli andati al voto sono più di 700. Vero anche questo, tuttavia bisogna considerare che più rimpicciolisce il comune, più aumentano le liste civiche, meno appaiono i partiti. Giusto a titolo di esempio, a Enna che è il capoluogo di provincia meno popoloso che è andato al voto, con circa 25 mila abitanti, i simboli di partito presentati sono stati soltanto due. Bisogna infine tener conto che è vero che parliamo di soli 18 comuni su 700, ma questi Comuni da soli rappresentano il 25% del totale dei cittadini chiamati al voto. Per cui ritengo possa essere considerato un campione significativo. Fatte queste debite premesse, andiamo al punto.
Prima riflessione. Ha ragione Meloni quando dice che la spallata al governo è rimandata? Effettivamente i numeri dicono di sì, che ha ragione: i tre partiti di centrodestra, hanno raccolto nei 18 capoluoghi di provincia 182mila voti, contro i 178mila del centrosinistra. Stringendo sui dieci comuni più popolosi, la forbice addirittura si allarga, arrivando ad un risultato di 142mila a 134mila, sempre per il centrodestra. La coalizione di governo, insomma, continua a godere di ottima salute nei grandi centri, ma rischia di perdere le periferie, che nel 2022 sono risultate decisive per vincere le elezioni.
Seconda riflessione. I sondaggi dicono che il primo partito in Italia è Fratelli d’Italia: le amministrative confermano questo dato? No, secondo le espressioni di voto di domenica e lunedì, il primo partito è il PD, che in tutti i capoluoghi di provincia raccoglie in totale 129mila voti, contro i 94mila di FdI. Distacco che cala, ma rimane comunque importante, nelle 10 città più popolose. In questo senso, ciò che colpisce è quale sia il terzo partito più votato: Forza Italia, che gode di oltre 52mila voti in totale. Questo a conferma del fatto che ci sia una discreta fetta di popolazione che rifugge i toni estremi, da una parte e dall’altra. Ma conferma anche come il Pd rimanga ancora, in assoluto, il più credibile interlocutore nei singoli territori.
Terza riflessione. La cronica incapacità di incidere a livello locale del M5S. Dei sei partiti considerati è il meno votato, raccogliendo fra tutti i capoluoghi di provincia appena 20mila voti. Questo ritengo debba far riflettere Conte e i suoi. Sbaglierò, ma penso che immaginare di ripetere gli exploit del 2013 e del 2018, affidandosi solo alle capacità del proprio presidente, per quanto indiscutibili, sia una strategia che non paghi alla distanza. E penso che se Conte voglia guadagnarsi una nuova possibilità a Palazzo Chigi, debba cercare vie che costruiscano il suo consenso dal basso, dai territori. Da dove, in fondo, tutto è cominciato.
Guglielmo Mastroianni, 26 maggio 2026
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