Politico Quotidiano

Referendum, il No fa propaganda in ospedale

In un ospedale di Isili, in Sardegna, spuntano i manifesti che invitavano ad esprimersi per il NO sulla riforma della giustizia

Tra le sciagure che proprio non servivano a questo squinternato Paese, quella di trasformare un referendum popolare, dunque affidato all’inconsapevolezza generale, su questioni tecniche, giudiziarie, aride, da esperti, in un’ordalia. Va detto che, tanto per cambiare, la responsabilità primaria è del cosiddetto fronte del No che ce l’ha messa tutta per mandar le cose in vacca, necrofilisticamente scomodando il cadavere di Tortora, quello di Falcone, arruolando la qualunque, dal commendator Jovanotti alla cavaliera Mannoia, dal Nobel Parisi ai capitan Fracassa e Coricò, agitando i lugubri spettri di Licio Gelli, di Totò Riina, ci mancava solo Epstein ma non va più tanto di moda.

Devono essere proprio disperati questi, senonché, alla lunga da sottigliezze d’azzeccagarbugli, quello che il cittadino comune intuisce è una cosa molto semplice: se l’Ordalia va storta, sono completamente fottuti e restano del tutto privi di sovvenzioni, di rendite di posizione: giornalisti & onorevoli per vostro onore. Cioè rischia d’incrinarsi il fronte dello strapotere togato di sinistra. Per cui non stupisce più niente e tutto ciò che puoi pensare è vero. In Sardegna, nel Cagliaritano, un consigliere di Fratelli d’Italia certo Corrado Meloni (ohibò) ha fatto un’interrogazione in Consiglio regionale dopo aver constatato la presenza nell’ospedale di Isili di manifesti che invitavano ad esprimersi per il NO nell’imminenza di un congegno per il NO in prospettiva del referendum in cui votare NO. Aiò, nonno! Una roba un po’ fastidiosa e un po’ inquietante, tipo quando, in tempo di pandemia, i nosocomi si riempivano di inviti che erano ricatti: se non ti vaccini non ti curo, ti spacco le vene, ti rimando a morire a casa oppure ti interno e ti lascio morire in loco.

Come nella poesia “De Africa” di Ernesto Ragazzoni, “benvenuto a crepar qua!”.
«È una questione di rispetto delle persone, del luoghi e delle regole imposte non solo dalla giurisdizione ma anche dal buon senso e dal collettivo senso civico. Gli ospedali non sono bacheche politiche: su questo serve chiarezza e serve intervenire subito», soggiunge, non a torto, Meloni Corrado: per questo gli daranno immediatamente del: fascista, oppressore, intollerante, non inclusivo, fazioso, opportunista, boia, reazionario, autoritario, stronzo e fatti i cazzi tuoi. Sai come sono quelli del fronte del NO: tolleranti, analitici, soprattutto molto corretti. Come diceva Stalin: “Non condivido la tua idea ma farò di tutto perché tu possa esprimerla in Siberia”. O all’ospedale. Effettivamente fa un effetto un po’ straniante, trovare subito sotto un gelido avviso ospedaliero, “Uscita lato pronto soccorso” un manifesto verde “Dialoghi sulla riforma costituzionale della giustizia”, coi relatori Tizia e Caio sotto l’egida “Giusto dire NO”.

Ma di quelle cose, proprio… Uno va lì, già afflitto, preoccupato, magari deve farsi un esame, ricevere un responso che è come una sentenza, altro che ordalia, e je devi pure rompe li cojoni con ‘sta propaganda strampalata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. NO, decisamente non è un bel modo di fare, non è rispettoso dei pazienti, in tutti i sensi. La tecnica è quella cinese dell’occupazione degli spazi; la tattica è quella, sovietica, del martellamento (ops!) continuo, anche conosciuta come lingua di legno; la strategia non c’è ovvero è quella di Elly Schlein, chi vota SI’ è un Casapound.

Già, e chi non salta piduista è. E che poteva dire, pover’anima svizzera? Questi sono gli argomenti, questa la consapevolezza. E anche la preparazione, sia detto sine ira ac studio, che, vogliamo tranquillizzare Elly, Fiorella e tutte le altri, non è un insulto, è puro latinorum. Tipo dura lex, sed NO. A questo punto, considerando un certo affanno nel fronte del NO, che coincide col fronte del porto, che coincide col fronte della cultura, ci permettiamo di fornire qualche suggerimento in punta di solidarietà: perché, per la propaganda, limitarsi solo agli ospedali e non sfruttare anche i cimiteri, gli ossari, i sacrari, i veterinari? E poi le discoteche, i pub, le arene, gli stadi, i concerti di Elodie, il Festival di Sanremo, già ripulito dai comici beceri, le Olimpiadi Invernali, e via discorrendo? E perché non coinvolgere ulteriori personaggi famosi tipo gli askatasuna, gli anarchici che fan saltare i binari, i maranza, il giro dei salisiani, e poi, retrospettivamente, Che Guevara (“Anche lui avrebbe votato NO!”), Berja, Tito, Stalin ipse, don Milani, don Abbondio, dom Perignon e Donizetti?

A proposito di musica, io mi stupisco di come non abbiano ancora pensato a tirar dentro quella canzone, di Vasco Rossi, quella, come si chiama? Ah, sì: “C’è chi dice NO”. (per la verità ce n’era anche un’altra, di Gianni Bella, intitolata semplicemente NO, ma Bella era fascista, disimpegnato, non va bene, non è il caso, non parliamo di Lucio Battisti, “Ma io gli ho detto No”).

Max Del Papa, 12 febbraio 2026

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