Politico Quotidiano

Rider, Glovo e Deliveroo: i magistrati vogliono imporci il loro Stato etico

Tra salario minimo e libero mercato: è in corso l'ennesima battaglia ideologica sui corrieri dei delivery

deliveroo Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Sarà un caso, ma questa iniziativa della magistratura sui rider, che poco sembra avere poco a che spartire con un sistema liberale, si concretizza a ridosso del referendum sulla Giustizia.

Tanto è vero che se ne è parlato a lungo, giovedì scorso, nel corso del talk mattiniero condotto da Gerardo Greco su La7, ed in cui si è chiaramente cercato di mettere indirettamente in relazione l’azione della Procura milanese con tutte le implicazioni legate al medesimo referendum.

Sbaglierò, ma mi è sembrato che l’intento fosse quello di dimostrare l’importanza che la stessa magistratura svolgerebbe anche sul piano sociale ed economico. Importanza che, sempre espresso in maniera quasi subliminale, verrebbe decisamente sminuita se dovesse vincere il Si.

Insomma, l’impressione che una parte ben precisa dell’ordine giudiziario rivendichi la legittima facoltà di intervenire laddove si presuma che la politica sia latitante, imponendo per via giudiziaria il teorema Landini, mi sembra piuttosto fondata.

Lo dimostrano pienamente le scomposte e francamente sguaiate reazioni dell’opposizione di sinistra, con la Schlein che ne approfitta per intimare al governo Meloni di imporre il salario minimo di 9 ore, mentre Fratoianni, plaudendo all’iniziativa dei magistrati, parla apertamente di schiavitù e accusa l’esecutivo di non voler mettere mano allo sfruttamento.

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Ora, qui la questione in oggetto mi sembra molto semplice e si definisce per due aspetti ben distinti. In primis, per un verso si ripropone qualcosa che ciclicamente avviene in questo Paese, ovvero lo sconfinamento di parte della magistratura in territori che non le appartengono, con il pieno sostegno delle fazioni più manettare della politica, creando i presupposti per l’instaurazione di uno Stato morale di natura giudiziaria. Qualcosa di simile l’abbiamo osservato durante gli anni oscuri dell’epopea di Mani pulite.

In secondo luogo, la questione dei rider è molto più complessa di quanto il partito neo-giacobino vorrebbe far credere. Si tratta in molti casi di un ripiego momentaneo o, come accade nei sistemi liberali di stampo anglosassone, di un lavoro extra per arrotondare le proprie entrate.

Tuttavia, qualunque siano le motivazioni che spingono alcune persone ad accettare liberamente questa attività, resta il fatto incontrovertibile che imponendo vincoli economici molto rigidi anche in questo settore marginale possono accadere due cose: a) o i costi più che raddoppiati del servizio finiranno per ricadere sui consumatori.

Oppure, anche come conseguenza logica, come è già accaduto per i taxi, l’offerta tenderà drasticamente a ridursi, a tutto svantaggio dei medesimi consumatori e di chi trae un piccolo reddito da questa attività. Tertium non datur, cari compagnucci della parrocchietta.

Claudio Romiti

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L'inferno è pieno di buone intenzioni