Rimpatrio? Per la sinistra è la parola proibita che scatena l’isteria

Immigrazione irregolare: il solito dibattito che spacca la politica italiana tra buonismo ideologico e richiesta di sicurezza dei cittadini

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meloni rimpatri

Non è più un segreto e nonostante venga costantemente stigmatizzato non è un reato dirlo: i flussi migratori rappresentano un grave problema per le democrazie occidentali.

Per questa ragione, la lotta all’immigrazione clandestina è ormai un tema trasversale che nel mondo non conosce colori politici. Negli Stati Uniti, ad esempio, anche la sinistra non ha mai rinnegato l’agenda necessaria della remigrazione: basi pensare all’amministrazione democratica di Barack Obama che ha deportato oltre 3 milioni di immigrati irregolari attraverso la (oggi famigerata) ICE (Immigration and Customs Enforcement): un numero record che ha superato persino quello del repubblicano George W. Bush.

Anche in Europa paesi come la Francia o la Germania stanno implementando politiche di rimpatrio rigorose verso i clandestini. Eppure, in Italia, pronunciare la parola “rimpatrio” per i clandestini sembra evocare fantasmi del passato, una bestemmia fascistoide che scatena infondate accuse di razzismo o di derive autoritarie.

Questa narrazione distorta non solo è fuorviante, ma rivela un profondo squilibrio nel dibattito politico nazionale, pendente inesorabilmente a sinistra, che ignora il disagio reale del popolo sulla questione.

 

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La sinistra italiana, per anni egemone nel panorama “culturale” e mediatico, ha trasformato la questione migratoria in una questione intoccabile. Partiti come il PD o i movimenti progressisti continuano a dipingere qualsiasi proposta di controllo dei confini come un attacco ai diritti umani, senza comprendere che il vero dramma è l’impotenza di fronte a un’immigrazione irregolare che erode la sicurezza e la fiducia dei cittadini.

Oggi basta fare un giro nelle periferie delle grandi città, da Milano a Roma, per constatare come intere fasce della popolazione si sentano abbandonate: quartieri in mano alla microcriminalità, servizi sociali al collasso, e un senso di insicurezza desolante.

Eppure, i progressisti nostrani persistono in un approccio che privilegia l’accoglienza indiscriminata confondendola volutamente con l’umanitarismo. E oggi, con il governo Meloni che tenta di stringere accordi con paesi terzi per i rientri volontari o forzati, le reazioni sono le stesse: accuse di “razzismo di Stato” o paragoni con regimi dittatoriali.

Questa miopia non solo aliena l’elettorato popolare (quello delle classi medie e operaie che un tempo erano il bacino della sinistra e che oggi votano a destra) ma ignora le lezioni dalla storia recente. Se il loro amato Barack, icona progressista, non esitò a rimpatriare centinaia di migliaia di persone per preservare l’integrità del sistema migratorio americano, perché in Italia questo dovrebbe essere un tabù? La risposta sta in un equilibrio politico sbilanciato: i media mainstream, le associazioni culturali e persino parti del mondo accademico amplificano voci ultra-progressiste, marginalizzando chi osa proporre soluzioni pragmatiche. In Italia il centro combacia con la più radicale sinistra americana, sostanzialmente.

E così partono iniziative proposte da partiti di destra radicale da 0,1% alle elezioni che salgono in cattedra cavalcando il malcontento popolare. In 24h ha raggiunto l’obiettivo di 50.000 adesioni una raccolta firme per un referendum sulla remigrazione lanciato da membri di Casapound e Forza Nuova.
Ma questa partecipazione non nasce dal fascismo latente o dalla voglia di autoritarismo, nasce perché l’estrema destra sta facendosi portavoce di ciò che il cittadino medio vuole: più sicurezza.

Sondaggi come quelli di SWG o Ipsos mostrano che oltre il 60% degli italiani favoreggia rimpatri più efficaci, trasversalmente a destra e sinistra. E invece la sinistra italiana rimane stupidamente intrappolata in un elitismo urbano e continua a non ascoltare.

Si trincera dentro il parlamento pensando che la difesa della costituzione avvenga in maniera statica, inamovibile, senza difendere le istanze dei cittadini. E così in preda al suo onanismo antifascista dorme e si lascia sfuggire le vere questioni che stanno a cuore ad un popolo vessato dalla violenza e dalla criminalità.
Ma il mondo sta cambiando, e si vede. Contentə loro…

Alessandro Bonelli, 1 febbraio 2026

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