Non c’è dubbio: Savino Balzano ha scritto un libro coraggioso e al contempo necessario. Romanzo Quirinale – Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra (PaperFIRST, uscito il 16 giugno 2026) rompe un tabù che in Italia è quasi sacro: criticare il Presidente della Repubblica.
In un Paese dove la gara a chi loda più il Colle è diventata sport nazionale, Balzano fa esattamente il contrario. E lo fa senza scadere nei toni del polemista da salotto, ma con competenza e rigore costituzionale, con citazioni precise, sentenze della Corte costituzionale, documenti ufficiali, interventi storici e ricostruzioni puntuali degli ultimi quindici anni. Romanzo Quirinale non è dunque un pamphlet urlato. È un’analisi seria e rigorosa che parte dalla Costituzione e arriva alle conseguenze concrete: un’istituzione che, da garante neutrale, si è trasformata in attore politico attivissimo, con un’agenda ben precisa.
Il libro si apre con una prefazione di Mario Giordano, già di per sè alquanto emblematica. Giordano, con la sua ironia tagliente, confessa di aver consigliato all’autore di non pubblicare il libro: “Butta questo lavoro nel cestino ed evita tanti guai a te. E qualcuno anche a me”. Poi ammette di essere contento che Balzano non l’abbia ascoltato. E aggiunge che i libri valgono per quello che scrive l’autore, non per le prefazioni. Parole oneste da chi conosce bene i rischi di toccare determinati equilibri.
Savino Balzano, dal canto suo, non risparmia nessuno. Parte dall’attualità più stretta: il capitolo “Inconfessabilmente Meloni” smonta con precisione chirurgica le dichiarazioni sul premierato, mostrando come quella riforma nascesse proprio dal sacrosanto tentativo di arginare lo strapotere del Quirinale. Poi passa a Giorgio Napolitano (“Il ritorno del Re”), ricostruito come il presidente che ha aperto la stagione dei governi tecnici, imposto Mario Monti e fatto entrare a piene mani il vincolo esterno neoliberale voluto da Bruxelles. Quindi Sergio Mattarella (“Habemus Papam” e “Il papato più lungo della Storia”), con il celebre veto del 2018 al governo gialloverde e il ruolo successivo nell’ancorare l’Italia alle logiche del riarmo e del “partito della guerra” euro-atlantico.
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Il filo rosso è chiaro e documentato: il Quirinale non si è limitato a supplire alle debolezze della politica. Le ha spesso create o aggravate, vampirizzando la sovranità popolare e parlamentare in nome di un’agenda esterna (Washington-Bruxelles-NATO) che la Costituzione non prevede e che anzi contrasta con lo spirito originario della Carta.
Insomma, Romanzo Quirinale, già in ristampa nonostante lo scarso spazio mediatico riservatogli in queste prime settimane (per ovvie ragioni), non è certamente un libro comodo. Ed è proprio per questo motivo che andrebbe letto e approfondito. Anche perché, come scrive lo stesso autore nelle conclusioni, la nostra bellissima Costituzione “è in gran parte assai poco attuata”. E il primo a doverla tutelare è proprio chi oggi la interpreta in modo sempre più estensivo, fino a trasformarla in qualcosa di molto diverso da quello che i padri costituenti avevano immaginato.
Salvatore Di Bartolo, 6 luglio 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


