Politico Quotidiano

Schlein, stavolta non ci siamo: su Berlino hai sbagliato tutto

Tra accuse incrociate, immigrazione e DDL Valditara, il rischio è usare una tragedia per sostenere tesi che con i fatti hanno poco a che vedere

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Mi sia consentito di dire una parola rispettosa nei confronti di tutti e di tutte le posizioni, una parola rispettosa convinta e ispirata al solo desiderio del bene dei cittadini. Quanto è successo a Berlino, in occasione del gay pride, è cosa davvero triste e dolorosa. Con chiarezza devo premettere che non condivido determinati temi che sono cari al movimento LGBT, personalmente non condivido determinate forme con cui si manifestano le proprie idee.

Condivido con tutta me stessa, invece, il principio che garantisce a tutti la libertà di pensiero, di scelta di vita, di manifestazione delle proprie idee, a patto che tutto avvenga nel rispetto di chi la pensa in modo diverso. Garanzia della libertà innanzitutto. Il confronto deve avvenire sui temi, sempre con grande onestà intellettuale. Sono rimasta profondamente colpita dalla notizia dell’attentato e dei risultati delle indagini che hanno portato alla luce la matrice islamista di quanto accaduto.

Dicendo questo chiaramente non demonizzo nessuno, non procedo con facili associazioni di idee: un conto è la pratica retta della religione musulmana, come di tutte le religioni, altro è condannare le derive radicali e terroristiche di alcuni che, in nome della religione, compiono attentati. Facili associazioni di idee mai, onestà intellettuale sempre. Allo stesso modo, come vado dicendo da anni, fatti come quello accaduto a Berlino dimostrano il fallimento della risposta europea al fenomeno delle migrazioni. Quello che, però, non dobbiamo assolutamente fare è cedere alle interpretazioni di parte, cedere al fascino esercitato dal volgere l’interpretazione di fatti e fenomeni secondo le nostre logiche di parte.

Mi permetto, dunque, di prendere le distanze da chi afferma che quanto accaduto a Berlino sia da imputare al clima instaurato da leggi come il DDL Valditara sull’educazione affettiva, come a dire che i fatti di Berlino siano da mettere in relazione con quei provvedimenti che richiamano la responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli, in collaborazione con la scuola, quando vengono affrontati temi attinenti l’educazione sessuale ed affettiva. No, non confondiamo le acque, non confondiamo i cittadini: il dibattito politico deve vertere su temi e dati, non su interpretazioni ideologiche della cronaca, come spesso accade, sia a destra che a sinistra.

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Cerchiamo di non mettere in relazione leggi e fenomeni che nulla hanno a che spartire, soprattutto quando si ha a che fare con temi di fondamentale importanza come l’educazione affettiva dei nostri ragazzi: sono certa, anzi, che l’educazione affettiva condotta su temi condivisi tra scuola e famiglia sia l’unico antidoto per la libertà di tutti e per evitare che quanto accaduto a Berlino abbia a ripetersi.

Questa onestà intellettuale è l’unica garanzia contro la violenza, soprattutto è l’unica via per far sì che le libertà dei cittadini possano essere garantite, nel rispetto delle reciproche posizioni. Vivere questo nostro tempo richiede questa onestà intellettuale che non transige sui principi ma rispetta la libertà della singola coscienza.

Suor Anna Monia Alfieri, 30 luglio 2026

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