Giuseppe Conte non vuole che si faccia chiarezza su quello che è successo durante l’emergenza Covid, lui presidente del Consiglio. Quello che sta emergendo dai lavori della Commissione d’inchiesta parlamentare è una girandola di milioni, tanti milioni, attorno al business delle mascherine finiti nelle tasche di personaggi riconducibili a un giro di personaggi che gravitavano attorno allo studio Arpa, principe del Foro di Firenze, in cui lavorava l’ex premier prima di entrare in politica. Le accuse si concentrano sull’avvocato Luca Di Donna, socio dello studio e quindi ex collega di Conte. Dalle audizioni è emerso che diverse aziende avrebbero versato centinaia di migliaia di euro allo studio per consulenze legali, una spesa che gli imprenditori avrebbero ritenuto necessaria per sbloccare o facilitare le forniture di mascherine alla Protezione Civile. Il solo parlarne ha fatto perdere le staffe a Conte che ha annunciato una raffica di querele, atto leggermente intimidatorio da parte di uno che applica quotidianamente la cultura del sospetto sugli avversari politici. Che cosa teme Conte? Quali verità teme possano venire a galla? La morale della questione è che anche i moralisti tengono famiglie a volte immorali. Potrebbe essere che Conte sia uno di questi.
Alessandro Sallusti, 10 giugno 2026
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