Politico Quotidiano

Se il Pd indottrina i migranti: “Così dovete votarci”

Il clamoroso video che dimostra la sinergica fusione elettorale tra sinistra e immigrazione

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È ormai assodata la sinergica fusione elettorale tra sinistra e immigrazione. E non solo relativamente ai referendum costituzionali, ma anche alle elezioni comunali.

In un video condiviso dalla piattaforma “Welcome to Favelas”, si possono ammirare due candidate del Partito Democratico alle Amministrative di Venezia che tengono una vera e propria lezione di voto alla comunità bengalese di Marghera e Zelarino. Con fac-simile alla mano, le due esponenti locali del PD spiegano passo per passo quale partito barrare con la croce, il Partito Democratico appunto, e successivamente quale nome scrivere accanto. La scena non lascia spazio a dubbi: non si tratta di un tentativo di integrazione o di una campagna elettorale consapevole, ma di una mera organizzazione del consenso etnico-religioso.

La pagina di Massimiliano Zossolo ha colto l’apice di una strategia più ampia. A Venezia, il Pd schiera svariati candidati di fede musulmana alle amministrative. Tra i punti programmatici una grande moschea a Mestre, un cimitero islamico e campi da cricket. Secondo questo programma, insomma, saranno i veneziani a doversi integrare alla cultura del Bangladesh e affini e non viceversa. Il centrodestra pertanto si oppone, non solo ai punti promessi dai candidati ma anche a questo sistema di compravendita culturale.

D’altronde questo episodio rivela la vera logica della sinistra italiana sul tema immigrazione. I migranti, spesso arrivati in Italia con bassi livelli di istruzione e scarsa conoscenza della lingua italiana, non vengono visti come cittadini da integrare davvero rendendoli autonomi, produttivi e culturalmente compatibili con il nostro Paese. Vengono considerati principalmente una risorsa elettorale. E se, in quanto tale, sono descolarizzati o parlano a malapena italiano non c’è alcun problema; basta organizzare un tutorial mnemonico come quello che si può apprezzare nel video per insegnare il partito giusto da barrare. Dopotutto se votano PD o per estensione sinistra, l’integrazione funziona.

Possiamo avere il coraggio o più banalmente l’onestà intellettuale di chiamarlo voto di scambio etnico? In una città come Venezia, con migliaia di musulmani (di cui una porzione quasi maggioritaria di origine bengalese), il bacino è consistente. E dunque via con volantini in nome di Allah, incontri separati per soli uomini, campagne porta a porta nelle comunità. La sinistra che un tempo era la paladina della laicità oggi chiede tramite i candidati la costruzione di luoghi di culto (peraltro di una religione alquanto discutibile in merito di diritti civili e parità di genere…).

E allora la ghettizzazione, il sistema di un’immigrazione chiusa che si trincera in alcune zone e non viene a contatto con il resto del paese diventa non solo un non problema, ma talvolta persino una soluzione. I migranti diventano delle enclavi di voto sicure e prosperose.

Poco importa se nei bacari del futuro non si berrà il prosecco perché è haram se i compagni potranno continuare a prosperare…

Alessandro Bonelli, 22 maggio 2026

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