Politico Quotidiano

Campo largo, festa finita: ecco il sondaggio che rilancia il centrodestra

La coalizione di governo risale e la sinistra resta senza programma e senza alibi: i numeri della Supermedia AGI/YouTrend

sondaggio Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Fino a qualche settimana fa sembrava che il vento fosse cambiato per davvero. Ogni sondaggio diventava l’occasione per titoli entusiastici, analisi trionfali, editoriali pieni di sottintesi: “la destra perde colpi”, “Meloni in affanno”, “l’alternativa prende forma”. La stampa progressista si era improvvisamente riscoperta appassionata di rilevazioni demoscopiche. E guai a mettere in dubbio quei numeri: erano la fotografia del Paese, la prova che il governo stesse entrando nella sua fase calante. Poi però arriva la realtà. E la realtà, spesso, ha il brutto vizio di non rispettare le narrazioni.

L’ultima Supermedia AGI/YouTrend racconta infatti uno scenario molto diverso da quello celebrato fino a pochi giorni fa. Il centrodestra torna a crescere e recupera addirittura un punto nelle ultime due settimane. Fratelli d’Italia sale al 28,2%, con un incremento dello 0,4%, mentre la Lega mette a segno il balzo più significativo, guadagnando mezzo punto e tornando sopra il 7%. Anche Forza Italia cresce leggermente. Dall’altra parte, invece, il cosiddetto “campo largo” arretra: perde oltre mezzo punto e vede soprattutto il Movimento 5 Stelle lasciare sul terreno uno 0,7% che pesa parecchio negli equilibri della coalizione.

Il risultato? Quello che fino a ieri, sondaggio alla mano, veniva descritto come un sorpasso ormai imminente si riduce a un quasi pareggio. Campo largo al 45,2%, centrodestra al 44,9%. Tre decimali di differenza, praticamente nulla. E adesso che succede? La domanda è inevitabile. Gli stessi che trasformavano ogni oscillazione favorevole alla sinistra in un evento storico continueranno a dedicare paginate e aperture televisive ai sondaggi? Oppure improvvisamente le rilevazioni torneranno a essere “solo numeri”, da prendere con cautela, da contestualizzare, da non enfatizzare troppo?

Perché il problema non è mai stato il sondaggio in sé. Il problema è l’uso politico e mediatico che se ne fa. Quando una rilevazione sorride alla sinistra, diventa la prova scientifica che il governo sarebbe finito, che il Paese avrebbe già voltato pagina, che gli italiani starebbero preparando la sfiducia definitiva nei confronti della maggioranza. Quando invece i numeri tornano a premiare il centrodestra, cala improvvisamente il silenzio. La verità è che probabilmente esultare troppo presto è stato un errore. Perché i sondaggi vanno e vengono, oscillano, si muovono, registrano umori momentanei. Ma un’alternativa politica credibile non si costruisce con l’euforia da weekend demoscopico. Si costruisce con un programma serio, con una linea chiara, con una visione condivisa del Paese. Ed è esattamente quello che oggi manca alla sinistra italiana.

Perché dietro la formula magica del “campo largo” continuano a convivere partiti che sono divisi praticamente su tutto. Politica estera, guerra, Europa, economia, giustizia, ambiente, lavoro: ogni tema diventa un terreno di scontro interno. Il Partito Democratico prova a tenere insieme mondi incompatibili, i Cinque Stelle inseguono la loro identità perduta, i centristi cercano disperatamente uno spazio politico, mentre Verdi e sinistra radicale spingono in direzioni spesso opposte rispetto ai moderati. E allora viene da chiedersi: davvero qualcuno pensa che basti un sondaggio favorevole per trasformare questa somma di contraddizioni in una proposta di governo? Davvero l’unico collante può essere l’antimelonismo?

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Nel frattempo, nonostante le difficoltà inevitabili di chi governa, il centrodestra continua a dimostrare una caratteristica che l’opposizione non riesce ancora a costruire: una maggiore compattezza politica. Certo, esistono differenze anche nella maggioranza. Ma alla fine la coalizione tiene, rimane competitiva e soprattutto conserva una leadership chiara. Per questo la Supermedia di oggi vale molto più dei numeri che contiene. Vale come promemoria politico. Ricorda che le elezioni non si vincono con i titoli dei giornali amici e nemmeno con le oscillazioni settimanali dei sondaggi. Si vincono convincendo gli italiani di avere un’idea di Paese più forte, più credibile e più concreta degli avversari. E su questo terreno, almeno per ora, la sinistra sembra ancora terribilmente indietro.

Franco Lodige, 21 maggio 2026

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