Accoltellamenti, morti e feriti. Dicono che il dilagare della delinquenza a Milano è la prova del fallimento delle politiche del governo Meloni. Sarà, ma il modello Milano sull’immigrazione imposto dalla sinistra è esattamente l’opposto di quello del centrodestra: porte aperte, tolleranza, comprensione. E poi dicono anche che tanta violenza è perché non sono state potenziate le forze di polizia. Oltre che falsa (gli organici negli ultimi anni sono aumentati) è una affermazione infondata. Abbiamo infatti importato, con l’immigrazione, un modello di criminalità difficilmente contrastabile.
Mi spiego: se migliaia di immigrati girano per strada con in tasca coltelli con la lama lunga venti centimetri perché nella loro cultura le diatribe vanno risolte non con una discussione o davanti a un giudice bensì all’ arma bianca, beh noi possiamo assumere altre migliaia di poliziotti ma poco o nulla cambierebbe. Hai voglia a risolvere il problema a valle: è come asciugare il pavimento dall’acqua che tracima da un vasca il cui rubinetto resta costantemente aperto. Che il rubinetto andasse chiuso lo avevano detto in tempo – inizio anni Duemila – due dei più grandi pensatori italiani del Novecento: il liberale Antonio Martino e il socialista Giovanni Sartori.
Entrambi mettevano in guardia: il multiculturalismo senza regole sarà la tomba dell’integrazione. Nella nostra cultura il coltello serve a tagliare il salame, nella loro a sgozzare i rivali. Non glielo abbiamo spiegato, le sinistre insistono a non spiegarglielo. E poi danno la colpa alla Meloni che prova a punire il porto di coltelli. Consiglio: rileggere Sartori e Martino e applicare la loro ricetta.
Alessandro Sallusti, 29 maggio 2026
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