Politico Quotidiano

Silvestri vs Meloni, il vero problema non sono le “ginocchiere”

La polemica si è concentrata sulla singola parola, ma il nodo politico e comunicativo del suo intervento in Aula sembra andare ben oltre l’espressione incriminata

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Sono assolutamente certo che il riferimento del deputato grillino, Francesco Silvestri, alle “ginocchiere” riguardasse l’essere succube e accondiscendente rispetto a Usa e Israele, non già una viscida allusione sessuale. Basta leggere tutto il periodo del discorso.

Eppure c’è un però: quella è l’aula della Camera e il modo in cui scegli di comunicare può fare la differenza. Se usi un termine o una locuzione che, per quanto non sia quella la tua intenzione, evoca — anche — sottomissione femminile, te ne devi assumere la responsabilità, a maggior ragione di sti tempi, a maggior ragione se militi in uno schieramento che di certe dinamiche ne fa battaglia quotidiana.

E devi farti carico delle tue parole per due motivi: primo, perché la scelta di come esprimersi in veste di deputato o senatore è quanto di più libero un parlamentare abbia, protetto com’è dall’immunità; secondo, perché qualcuno potrebbe obiettare che l’aver scelto proprio quella immagine, per esprimere un concetto che si poteva rendere con mille altre immagini diverse, altro non sia che il rigurgito di una cultura patriarcale di dominio di cui evidentemente sei imbevuto fin nel midollo, se la ritieni normale da usare a Montecitorio.

Davvero Silvestri, che peraltro ho conosciuto e so essere persona educata e perbene, preferirebbe questo tipo di obiezione? Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, soleva ripetere lo zio di un tale che se ne andava in giro con un costume rosso e blu. Io credo che Silvestri abbia calpestato un’eiezione canina in buona fede, ne sono assolutamente certo, ma sempre di eiezione canina si tratta. E si fa peggio, a parer mio, dicendo: “eh, ma allora loro quando dicevano questo e quello?”, perché da un lato è giusto ricordare che quando è accaduto a parti invertite le critiche sono piovute come i fischi sul Milan dopo la sconfitta col Cagliari; dall’altro lato si potrebbe rispondere: “va beh, ma allora se siete uguali a quelli che già ci sono, perché vi si dovrebbe votare?”

E no, nemmeno questa credo sia una figata. Fossi stato in Silvestri stamattina avrei mandato dei fiori a Meloni, scrivendo sul biglietto: “Non era mia intenzione, ad ogni modo mi scuso.” Ne sarebbe uscito molto, molto meglio che con fiumi di parole inutili. E chissà, magari avrebbe inaugurato un clima di bon ton e rispetto istituzionale, dimostrando di essere, in quel caso assolutamente sì, diverso dagli altri.

Guglielmo Mastroianni, 13 giugno 2026

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