Prima erano quelli che avevano studiato poco. Adesso sono quelli che hanno la memoria corta. Insomma, gli elettori di Giorgia Meloni continuano a ricevere diagnosi ingenerose dalla sinistra. E stavolta a dispensarle è Silvia Salis, sindaca di Genova e possibile protagonista della futura leadership del centrosinistra.
La scena si svolge durante la presentazione del suo libro, È già domani, alla Feltrinelli di Genova. A intervistarla è Corrado Formigli, che a un certo punto le rivolge una domanda piuttosto semplice: che cosa invidia a Giorgia Meloni? La risposta arriva con una battuta: «Il suo elettorato e la capacità del suo elettorato di avere la memoria un po’ corta, mentre i nostri si ricordano tutto».
Ah, ecco. Quindi il problema sarebbe questo. Gli elettori di centrodestra dimenticano, quelli di centrosinistra ricordano. I primi sarebbero più indulgenti con i propri rappresentanti, i secondi più esigenti. Una battuta, certo. Ma anche un modo piuttosto curioso di descrivere milioni di cittadini. Non esattamente un elogio.
Il precedente, del resto, è freschissimo. Ad agosto Stefano Bonaccini, presidente del Pd, aveva spiegato che il voto alla destra arriva «in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato». Dopo le polemiche aveva precisato che si trattava di un’analisi sociologica, non di un insulto, e che il suo obiettivo era richiamare la sinistra alla necessità di recuperare consenso tra le fasce popolari.
Una precisazione importante. Ma accostando le due dichiarazioni viene fuori un quadro interessante: Bonaccini parla del livello di istruzione, Salis della memoria degli elettori. Due osservazioni diverse, che finiscono però per mettere al centro le caratteristiche di chi vota a destra, anziché le ragioni delle sue scelte.
Naturalmente anche gli elettori di Meloni possono dimenticare promesse, perdonare errori e cambiare opinione. Esattamente come quelli del Pd, dei Cinque Stelle o di qualsiasi altro partito. Non risulta che la memoria politica venga distribuita in maniera diversa a seconda della scheda elettorale.
E qui arriva la domanda: davvero il centrosinistra pensa di convincere chi oggi vota per Meloni spiegandogli che ricorda poco, oppure che appartiene prevalentemente alle fasce meno istruite?
Perché una cosa è analizzare i flussi elettorali, il livello di istruzione e il comportamento degli elettori. Un’altra è utilizzare queste caratteristiche come battute politiche. Il rischio è che chi ascolta percepisca una certa superiorità nei confronti di chi ha fatto una scelta diversa.
Silvia Salis ha tutto il diritto di criticare Meloni, naturalmente. E Bonaccini può discutere dei dati sociologici del voto. Ma forse, per capire perché una parte degli italiani continui a scegliere il centrodestra, sarebbe più utile partire dalle loro preoccupazioni, dalle aspettative e dai giudizi sull’operato dei governi.
Perché gli elettori possono avere la memoria corta o lunga. Ma il loro voto resta una scelta politica. E liquidarla con una battuta rischia di non aiutare a comprenderla.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
