Politico Quotidiano

Sinistra KO a Venezia: il motivo che nessuno vuole ammettere

Dal Leone “girato” allo spopolamento della città, il neosindaco ha intercettato i malumori dei cittadini

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Siamo partiti dal Pd che voleva far ruotare il Leone di San Marco di Mestre, così da volgere le chiappe all’Austria, e abbiamo chiuso con la dichiarazione del candidato del Pd, Andrea Martella, che ha detto che Venezia non è pronta al cambiamento e che la destra governa da undici anni. Bisognerebbe ricordare a Martella che – da candidato un po’ di storia locale dovrebbe masticarla – la sinistra a Venezia, tra rossi, verdi e i vari Costa, Cacciari e Orsoni, ha governato dal dopoguerra, ossia dal 1946 fino al 2015, l’anno dopo in cui venne giù tutto, paratie comprese, per il famoso scandalo del Mose. Uno dei più brutti scandali della storia giudiziaria italiana. Quella mattina, quel 4 giugno 2014, veramente venne giù il mondo.

Simone Venturini, il neosindaco, ha vinto perché sta in mezzo alla gente, perché frequenta le piazze, i mercati – la sera della vittoria a Mestre erano in tanti a festeggiare – ma soprattutto, non me ne vogliate, ha vinto perché parla come mangia.

E guidare un movimento, come ha fatto un esponente dem, per far “ruotare” il Leone di San Marco di Mestre – che nessuno si era manco accorto ci fosse – depositando un’interrogazione in Consiglio comunale per, citiamo testuali parole, “procedere al ripristino dell’orientamento originario del leone, ruotandolo di 180 gradi e riportandolo a guardare verso nord”, significa sbattersene dell’operaio. Dell’artigiano. Del commerciante. Dell’esercente. Dell’imprenditore. Dell’industriale. Del libero professionista che ogni mattina, anche se ha la febbre, deve trovare un modo per portare a casa il pane. Significa fregarsene di chi si sveglia all’alba e con gli occhi pieni di sonno non ha tempo di vedere se il Leone volge le chiappe agli austriaci o meno.

Significa salutare l’elettore storico che ormai guarda questo triste spettacolo, trascorrendo la serata a scrollare i meme dei politici su Facebook. Virale è stato quel post “MartellAllah”, creato con l’Ai, con il candidato Martella a braccetto con una donna avvolta dal burqa, in stile bandiera del Partito Democratico. Ma soprattutto, con tutti quei problemi che ha Venezia, il Leone di Mestre, perdonate, può rimanersene anche con le chiappe volte al contrario.

La sinistra a Venezia ha governato per oltre cinquant’anni. E la città perde sempre più abitanti. In un campo di Venezia – si chiamano così le piazze – c’è una farmacia che ha il contaveneziani, e ogni giorno retrocede di qualche numero. Quando qualcuno muore o se ne va, il contaveneziani si aggiorna in negativo. Ma Venezia, nella sua perturbante, inconfutabile e conturbante bellezza, continua a resistere anche se sembra una città presa in prestito. La prendono in prestito i turisti. Gli stranieri. I pendolari. E dopo averla presa in prestito non la rimettono manco a posto. Venezia ogni volta affonda, affoga e risorge da sola. Da quanto è bella.

Se la sinistra è riuscita a perdere, significa che in città è sostanzialmente finita. Si è inabissata con le paratie del Mose. E lì è rimasta. Mentre Venezia continua ad andare sott’acqua. Ma soprattutto significa non capire nulla e avere distanze abissali dalla realtà della vita quotidiana. La sinistra ha candidato un nome di potere, stabilito tra segreterie, dirigenti e alte cariche, ma che vive lontano dalla gente.

Oggi la politica non si fa sull’ipocrisia di chi discute di battaglie più che legittime, per carità – mettiamo la A al posto della O – quando c’è gente che non arriva a fine mese e che è costretta a migrare altrove perché Venezia “affitta solo a turisti e studenti, e i residenti non li vuole”.

Oggi la politica si fa con le persone. Ha vinto colui che chiamano il ragazzo di Marghera. Il ragazzo che ha 38 anni. E ha vinto qui, nella regione che fu patria della Lega, e ora si ritrova con il presidente regionale che ha 32 anni ed è il più giovane d’Italia, e con il sindaco del capoluogo che di anni ne ha 38. Che il vento stia cambiando? Ma poi, scusate, la sinistra non era quella del “largo ai giovani”?

Serenella Bettin, 31 maggio 2026

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