Da elettore di centrodestra, ma non da tifoso dei partiti di governo, sono assolutamente d’accordo con Rino Camilleri quando, stigmatizzando l’intervento a gamba tesa del nostro governo nei riguardi delle autorità elvetiche, scrive che “in Svizzera, a differenza che da noi, se uno è colpevole lo stabilisce il giudice, non la piazza o i media.”
Da appassionato di storia, non ho potuto fare a meno di riportare alla memoria il famoso “spezzeremo le reni alla Grecia”, allorché il ministro Tajani ha annunciato il ritiro del nostro ambasciatore da Berna – un provvedimento estremo che si dovrebbe prendere in casi altrettanto estremi -. E lo sconcerto si è addirittura aggravato allorché la premier Meloni ha pubblicamente dichiarato di farlo rientrare, l’ambasciatore, solo nel momento in cui la magistratura svizzera accettasse di far partecipare gli inquirenti italiani ad una indagine congiunta.
Personalmente, immaginando di attirarmi gli strali dei tanti odiatori con la bava alla bocca, spero che le autorità elvetiche rispondano allo stesso modo di quelle greche, in quel fatidico 28 ottobre 1940, all’ultimatum del governo fascista: Oxi (No).
D’altro canto, da acceso sostenitore per il Si al referendum confermativo sulla riforma della giustizia, non posso non rilevare che per ovvi motivi di consenso – politicamente comprensibili, ma non accettabili per un liberale che crede nello Stato di diritto – tale iniziativa, tesa a lisciare il pelo alla pancia del Paese, appare in totale contraddizione con lo spirito che anima la stessa riforma.
Così come non posso non rilevare che questo intervento prettamente politico nei riguardi del governo di uno Stato sovrano – perché di questo si tratta nel momento in cui si ritira l’ambasciatore – avvalora indirettamente l’accusa, palesemente infondata, dei sostenitori del No alla medesima riforma della giustizia, secondo i quali l’attuale maggioranza vorrebbe imporre una sorta di controllo politico all’azione dei magistrati inquirenti.
Ebbene, per farla breve, facendo pressione nei confronti della Svizzera, il cui sistema giudiziario, essendo una federazione di Cantoni, è particolarmente decentrato, si vorrebbe che i decisori politici di Berna, ovvero il governo federale, obbligasse gli inquirenti vallesani, che stanno indagando sulla tragedia di Crans Montana, a chinare il capo di fronte alle richieste italiane.
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Ma buon per il centrodestra che abbiamo una opposizione scalcinata che non sembra proprio saper fare il suo mestiere, che dovrebbe essere quello di fare le pulci a chi occupa transitoriamente la stanza dei bottoni, cogliendo la citata contraddizione in termini. Pertanto, come in altri casi in cui, per così dire, l’attuale maggioranza è scivolata in una buccia di banana, troppo spesso le critiche ragionevoli provengono dagli osservatori più vicini agli ideali di chi ci governa, mentre l’armata Brancaleone del campo largo si dedica ad alzare barricate contro ciò che di buono e di ragionevole sta cercando di realizzare il centrodestra.
Claudio Romiti, 1 febbraio 2026
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