Politico Quotidiano

Tempismo Lepore, arriva lo sportello contro l’islamofobia

Nuovo sportello per Bologna, dopo quello "antidiscriminazione" per persone "Lgbtqia+", ci sarà anche quello a "tutela" dei musulmani

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L’apparenza del paradosso disvela la più ferrea delle logiche: dopo una strage in odor di islamismo, certissimamente imputabile all’integrazionismo irresponsabile della sinistra, la sinistra incrementa l’integrazionismo e l’islamismo di risacca ne esce più rigoglioso di prima. La sinistra che dovrebbe tradire qualche imbarazzo insiste con rinnovata arroganza ed è la destra a ritrovarsi ancora una volta all’angolo, stordita, incapace di reagire, bersagliata da non così campate in aria accuse di collaborazionismo. Perché il sindaco bolognese Lepore lancia a poche dalla strage modenese uno sportello contro l’islamofobia? Non per coda di paglia, ma perché ha capito che il momento è propizio, perché è un altro mezzo per imporre l’ortodossia e la censura a chi manifesta sospetto e paura, uno strumento di pressione, una conferma del potere dell’ortodossia. Quanto a dire: ricordate che qui comandiamo noi e non solo non ci facciamo processare ma siamo noi a processarvi.

C’è chi non è disturbato da un maranza che lancia l’auto a 100 all’ora in un centro città puntandola contro un nugolo di passanti a caso, italiani, presumibilmente cristiani “di merda”. E c’è chi, come il sindaco di Bologna, è disturbato da chi dice che con l’Islam di conquista non si può convivere, che non si possono rischiare nuove stragi, che questi non possono, non debbono prendere il sopravvento. Lo sportello serve a censire, a raccogliere le delazioni in stile sovietico, quello ha detto così, quell’altro non fa entrare dei poveri islamici con la scimitarra. E non è casuale che lo sportello sull’islamofobia si unisca all’altro contro la discriminazione dei gender: nessuno li discrimina, casomai sono loro ad avercela coi “normali”, ma questi due fanatismi, queste due intolleranze per il momento vanno di pari passo, si saldano ad ogni manifestazione pretestuosa preferibilmente contro i semiti, gli ebrei e comunque il governo “fascista e omofobo”. Dite che Islam e mondo gay non stanno insieme? Ma no, è un’altra illusione, un altro trucco, il paradosso anche in questo caso è fittizio, maschera una coerenza precisa, l’anticristianesimo e l’antioccidentalismo nel segno della rivoluzione islamista dilagante in Europa, in Italia. Non è forse stata la Francesca Albanese contesa fra i partiti di sinistra, e speriamo solo di sinistra, a teorizzare Hamas come avanguardia rivoluzionaria globale?

“Bologna non è una città islamofobica né razzista e proprio per questo dobbiamo anche avere il coraggio di dire che anche qui ci sono episodi, linguaggi e a volte campagne che colpisco la comunità musulmana e non vanno liquidate come semplici provocazioni”. Lo dice, ed è una minaccia nemmeno tanto velata, l’ex presidente dell’Ucoii e referente della Cib, comunità islamica bolognese, Yassine Lafram, ma potrebbe averlo detto il sindaco Lepore, l’omologo di Modena, monsigor Paglia, il vescovo modenese, non è un caso che a sinistra subito dopo la strage abbiano preso tutti a ripetere ad una sola voce la stessa impostazione con le stesse parole: qui non c’è posto per il fascismo, solo per maggiore inclusione e se non vi sta bene sarete voi a far fagotto. Lo dice la Boldrini, lo ripete Majorino che sarà prossimo sindaco di Milano, lo amplificano i megafoni e i portaparola della sinistra giornalistica in ogni talk show: è un coro senza stecche ed è tonante, insistente, porta la destra a doversi discolpare, di cosa non si sa o meglio di una distorsione questa sì paradossale: le viene addossata la responsabilità di una strage maranza, in sospetto jihadista, per non aver fatto abbastanza sulla sicurezza e allo stesso tempo per essere repressiva, razzista, non integrazionista.

Meloni e gli altri non sembrano saper uscire dall’angolo. Sui social a migliaia rimproverano loro di avere esitato, di essersi nascosti dietro le parole, le formule degli struzzi, i vediamo, aspettiamo, “è un ragazzo, un italiano”, ma loro non si scuotono, rimuovono, gli manca quello che a sinistra è un istinto primordiale, la sincronia egemonica, la consonanza appena serve, il fare blocco che determina l’agenda, impone la discussione secondo termini truffaldini, distorti, ma precisi, inderogabili. La destra ci casca regolarmente, perché non ha il coraggio di dire le poche cose che vanno dette: basta, è ora di cambiare, adesso si fa sul serio. Il risultato è che Vannacci può vantarsi in quel suo modo rozzo, pessimo, ma efficace: “Dopo l’alluvione di sangue di Modena, l’alluvione di tessere per Futuro Nazionale”. Ma si possono sempre incolpare gli elettori sconcertati, che si sentono traditi, se cercano riferimenti dove sanno di trovarli, dove almeno sentono parole chiare, non nascoste dietro la maschera di un conformismo che gli suona succube o opportunistico?

Il Pd egemone non governa ma comanda e ha buon gioco nel dimostrarlo in modo anche tracotante: a Mestre i suoi candidati sono asiatici, islamici che si esprimono in bengalese, che neppure fanno la fatica di imparare l’italiano, qualcosa di estremo, al limite del legale, del costituzionale ma nessuno ci trova niente di strano, tanto meno il Colle e gli italiani insolentiti e falciati assistono ad una penetrazione a tutti i livelli, da quello democratico, elettorale, a quello stragista a quello della violenza polverizzata, a prato basso, dei maranza e dei pazzi furiosi di strada. Incazzati questi italiani, insofferenti di una integrazione rivelatasi sottomissione, ma basterà irregimentarli, rinchiuderli se è il caso, basterà picchiarli con la burocrazia punitiva, con la tecnica del controllo e, in ultima istanza, con la gendarmeria schierata come ai tempi della pandemia. Chi governa indugia nella retorica del grande Paese ma il Paese si percepisce spappolato in tutti i sensi e la sensazione diffusa è che un altro paio di stragi, Dio cristiano non voglia, ed è fatta, ci ritroviamo nella sharia, come aveva previsto Giovanni Sartori 10 anni fa.

Max Del Papa, 24 maggio 2026

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