L’otium aestatis di Vestricio Spurinna narrato da Plinio il Giovane nelle Epistulae (epistola III, 1), una sorta di modello di vita serena all’insegna del convivio e della piacevolezza, sembra adattarsi perfettamente alla comparsata estiva in Calabria di Pasquale Tridico, il candidato perdente alla presidenza della Regione nello scorso autunno. L’ex Presidente dell’INPS, simbolo puro del più autentico grillismo, sulla scorta della narrazione che lo vedeva attanagliato dal senso di colpa per aver lasciato da ventenne la sua terra e non aver mai fatto ritorno, alle ultime elezioni regionali era stato catapultato in Calabria come candidato governatore della coalizione di centrosinistra. Sostanzialmente non ci pensava proprio a candidarsi di sua sponte: era semplicemente l’uomo giusto da sacrificare per gestire la sconfitta certa.
Il demiurgo dell’assistenzialismo sfrenato, a dirla tutta, la possibilità di rimanere nella “sua Terra” dopo la sconfitta per fare quello per cui i cittadini lo avevano votato – il leader dell’opposizione in consiglio regionale – ce l’ha avuta. E in tanti ci avevano creduto perché in campagna elettorale era stato chiaro: “La Calabria non può restare la terra degli addii e delle valigie pronte”. Aveva parlato di missione, di coraggio, di quanto sentisse l’appartenenza a questa regione. Invece no, “Era già tutto previsto”, riprendendo Cocciante. Voglia di restare non ne aveva, convenienza neanche; se l’è data a gambe direzione Ue, rifiutando il ruolo che i calabresi avevano scelto per lui rispondendo alla sua candidatura.
Nei giorni scorsi, attraverso un post social, ha attaccato il governatore della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, accusandolo di fare politica spot da dare in pasto ai social network senza toccare con mano la Calabria vera e i suoi problemi. Al di là del discutibile merito delle sue accuse, viene da chiedersi Tridico cosa stia cercando. Torna in Calabria per le vacanze, ha giusto il tempo di far polemica, puntare il dito e lanciare invettive, declinare una serie di accorgimenti per migliorare la Regione, spiegare come si dovrebbe governare e quali sono le ricette del benessere economico e sociale (lui che nel programma elettorale aveva deciso di erigere a sistema il metodo della morte certa per una regione che necessita di sviluppo e investimenti: assistenzialismo e statalismo sfrenato). Poteva rimanere e fare ma ha deciso di tenersi la posto a Bruxelles.
E anche stavolta, così come fece in piena campagna elettorale – dimostrando tutta la sua voglia di quell’impegno politico – quando per festeggiare il suo compleanno volò in Belgio lasciando Elly Schlein accorsa per un comizio elettorale tutta sola sul suo palco, andrà via. Ironia della sorte: probabilmente con uno dei tanti voli low cost Ryanair dagli aeroporti calabresi contrattualizzati dalla giunta Occhiuto con un accordo che sta facendo letteralmente decollare il turismo regionale. Oppure in macchina, se la ricetta aerea del centrodestra non lo convince.
Francesco Catera, 21 agosto 2026
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