Politico Quotidiano

Tutte le balle di Travaglio sul referendum

Il direttore del Fatto non fa che muovere obiezioni alla riforma sulla giustizia. Peccato che...

travaglio
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Di tutte le argomentazioni che ho ascoltato a favore del No nel referendum costituzionale, le più stravaganti sono di Marco Travaglio. Il giornalista rende bene solo quando si esprime in lunghi e soliloqui monologhi, senza contraddittorio, davanti al quale cadrebbe miseramente, ché le sue esibizioni sono pura retorica, colmi di fallacie e, non raramente, anche di mezze verità, che sono le più insidiose bugie. Lo paragonerei a Gorgia da Lentini: nulla di cui andar fieri.

In alcuni brevi filmati, reperibili su Youtube, Travaglio muove un tot di obiezioni alla riforma. Comincia col lamentare che essa è stata frettolosa: «Il Parlamento s’è bevuto un testo scritto dal Governo nei tempi record di 9 mesi». Le parole usate (“bevuto”, “record”) sono suggestive e retoriche e, all’ascoltatore che non verifica, veicolano l’idea di un provvedimento frettoloso. Che invece è in incubazione nel dibattito politico da oltre trent’anni. E poi dice una mezza verità quando allarma che si cambiano ben 7 articoli della Carta costituzionale, di nuovo confidando che l’ascoltatore non controlli e non scopra che gli articoli modificati sono solo 2, mentre negli altri 5 ci sono solo adeguamenti lessicali per non contraddire i due articoli modificati.

L’obiezione di Travaglio nel suo primo video è sostanzialmente una sola, ma è pura suggestione: sostiene infatti il giornalista che la riforma costituzionale sarebbe il cavallo di Troia del governo per poi approvare leggi ordinarie che asservirebbero la magistratura al governo, e questo accadrebbe anche se la Costituzione riformata ribadisce, senza toccare la vecchia, l’indipendenza e autonomia della magistratura. Non gli viene in mente che l’attuale governo, innanzitutto, sarà in scadenza quando la riforma sarà pienamente attuata; poi, non avrebbe alcun interesse a predisporre norme ordinarie per controllare la Magistratura, perché consegnerebbe la cosa al governo successivo; anzi, per la stessa ragione, nessun governo sarebbe così stupido da approvare ciò che teme Travaglio; infine, un governo che ci provasse non avrebbe successo perché approverebbe norme che verrebbero bloccate sul nascere perché incostituzionali, visto che, anche nella sua forma modificata, «la Magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere».

Negli altri video, Travaglio sostiene che la Costituzione è come un orologio svizzero e guai a chi la tocca: dimentica, il giornalista, che dal 1948 è stata modificata 22 volte; una delle quali fu nel 1999 quando il governo D’Alema introdusse, nel modificato art. 111, il «Giudice terzo». E se la prende col sorteggio della componente laica, che sarebbe un «sorteggio finto» perché effettuato su membri scelti dal governo. A parte il fatto che sarebbero membri scelti dal Parlamento e non dal governo, Travaglio dimentica che attualmente la componente laica è già scelta tutta dal Parlamento, cosicché la presunta anomalia da egli riscontrata esiste già. Con la riforma, la scelta sarebbe anzi meno blindata perché su essa si farebbe un sorteggio.

Il nostro Gorgia all’amatriciana sostiene addirittura di essere «ferocemente contrario alla separazione tra giudici e pm: è importante che essi siano uniti perché, prima ancora dell’avvocato, il tuo primo difensore è il pm». Vien da sorridere, se non ridere: il tuo primo difensore è il pm? Certo, uno può avere tutte le opinioni personali che vuole e spararle grosse quanto vuole – anche Travaglio – epperò che «giudice e pm siano uniti» è semplicemente incostituzionale già ora: la Costituzione vuole che il giudice sia “terzo”. Punto, caro Travaglio. Il compito che il pm avrebbe di cercare la verità – e non necessariamente accusare anche contro le evidenze – è un compito di cui il Pm non verrebbe comunque privato, cosicché il timore (tutto di Travaglio) che «il processo italiano diventerà, un processo all’americana» è solo nella testa del giornalista. Comunque, è lui stesso a precisare che la cosa non è scritta nella riforma. Appunto.

Infine se la prende con l’Alta Corte. Comincia col veicolare notizie false: «sono 9 togati e 6 laici scelti dal Parlamento». No: dei 6 laici, 3 sono nominati dal Presidente della Repubblica e solo 3 dal Parlamento (e la nomina non è secca ma mitigata da un successivo sorteggio). E non gli sta bene neanche che i 9 siano nominati tra i giudici di Cassazione, perché sarebbero, questi, «i più anziani, i più scafati (sic!) e quindi i più vicini ai centri di potere». Opinione sulla Cassazione, questa, in piena contraddizione con la sua lamentela finale, secondo cui un magistrato sanzionato dall’Alta Corte può far ricorso solo all’Alta Corte: «Saranno gli unici cittadini in Italia che non hanno diritto a ricorrere contro una sentenza in Cassazione». Oltre che in contraddizione con la precedente disistima dei giudici di Cassazione, l’obiezione è fasulla perché la riforma prevede che a discutere l’opposizione alla sanzione sia «in prima istanza, la stessa Alta Corte, che giudica senza la partecipazione dei componenti che hanno concorso a pronunciare la decisione impugnata». In prima istanza, caro Travaglio, in prima istanza; cosicché al sanzionato insoddisfatto dall’Alta Corte non è precluso di bussare alla Cassazione.

Ma, di tutti, l’argomento migliore del Gorgia dei nostri tempi è questo: «Anche Silvio Berlusconi e Bettino Craxi erano favorevoli alla separazione delle carriere tra pm e giudici, ma Berlusconi era un delinquente, lo sappiamo, e anche Craxi era un altro delinquente».

Franco Battaglia, 15 marzo 2026

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